TG3 di mezzogiorno
Oggi al TG3 di mezzogiorno ho ascoltato i commenti entusiastici sugli arresti per l’affare alla Maddalena e l’indagato Bertolaso. Non è che mi aspettassi qualcosa di meglio dal TG3.
C’è però una frase che mi ha colpito:
….quelli se la ridevano bellamente quando sentivano del terremoto all’Aquila, pensando agli affari che avrebbero fatto….
Riferisco la frase con una precisione del’ 80%. Il senso della frase è al 100%
Mi chiedo: questa è una notizia da Telegiornale oppure una frase da comizio elettorale ?
Capisco la soddisfazione di quelli di sinistra, che vedono colpito un ghiottissimo bersaglio: Bertolaso.
La frase può essere lecita per un giornaletto, non per un TG di Stato che dovrebbe mantenere un atteggiamento neutro.
Bertolaso
Bertolaso è, giustamente, il fiore all’occhiello di Berlusconi.
Quello che ha fatto è sotto gli occhi di tutti ed è semplicemente eccezionale.
Particolarmente per il contrasto rispetto a quello che i suoi antagonisti non hanno mai saputo fare.
Quello che è successo a Napoli più che per suo merito è stato per gravissima ingiustificabile insipienza dei suoi avversari.
Poi c’è stata l’Aquila e qui la partita era durissima. Lui ha vinto alla grande.
Questo successo di Bertolaso è una grave scottatura, umiliante per i suoi nemici politici.
Li posso anche capire; in democrazia il gioco è solo quello di conquistare il potere. Il bene comune passa in secondo piano
Il ragionier Zamberletti
Vado indietro di vari decenni per fare dei paragoni, e ricordo che il capo della Protezione Civile era un certo ragioner Zamberletti, i cui meriti erano stati quelli di aver portato voti alla DC.
L’usanza nella DC era quella. La gara era quella di offrire posti di lavoro, licenze, pensioni di invalidità, favori vari.
Poi nei casi di emergenza immagino che Zamberletti facesse da intermediario tra il Governo ed i capi dei pompieri.
Oggi
Oggi abbiamo un tale, Bertolaso, che se scoppiasse una guerra ed io fossi al potere, lo farei Comandante Supremo delle Forze Armate.
Come Armando Diaz nel 1917, dopo Caporetto.
Realismo
Non so che cosa abbiano scoperto i magistrati a carico di Bertolaso. Tutto può essere. Santi al governo non ce ne sono ed è meglio.
Qualche giorno fa ho sentito una frase detta da Sgarbi degna del suo genio: il politico più onesto è quello capace.
D’altronde io mi sono anche meravigliato della velocità di intervento all’Aquila. Sappiamo quanto sia vischiosa la burocrazia e quindi il muoversi a quella velocità mi ha stupito. Nel caso fossero state fatte cose arbitrarie in favore dei terremotati bisognerebbe chiedere a questi ultimi di esprimere un giudizio.
Il sistema giudiziario italiano
Il curriculum del sistema giudiziario italiano non è entusiasmante, anzi è penoso, e di conseguenza si presta a dubbi e scetticismi quando entra nel campo dei politici. La lentezza del sistema è esasperante, per non dire criminosa.
Quante piccole aziende, abbandonate dalla giustizia, abbiano dovuto chiudere per mancati pagamenti non è dato sapere ma devono essere una enormità. Sacrifici di una vita distrutti.
Nel suo insieme il sistema giudiziario italiano andrebbe processato per omissione di atti di ufficio.
La quantità di reati che sono visibili alla luce del sole e non sono mai stati inquisiti è stupefacente.
Tipo le case costruite sulle pendici del Vesuvio, ma è solo un piccolo esempio; ce ne sono altre miriadi.
Verso la fine degli anni 50 (se ricordo la data) c’è stato uno scandalo petroli. Enrico Mattei finanziava i partiti.
In pochi giorni il parlamento compatto ha promulgato la legge del finanziamento dei partiti. Ne Mattei ne l’AGIP sono stati inquisiti.
Non si era mai sentito parlare di aziende inquisite al di fuori di quelle che vanno in bancarotta, tipo Parmalat o Cirio.
Arrivata in scena Mediaset allora finalmente una è stata inquisita. Diverse volte.
Questo è il palmares ai miei occhi faziosi.
Adesso i PM sono diventati improvvisamente fulminei.
L’efficienza di Bertolaso ha provocato invidia nei PM; l’hanno voluto imitare.
Per quanto riguarda la mia esperienza, nell’area della grande industria e del commercio le regole di vita sono quelle di una giungla.
In Italia e all’Estero.
Le gare di assegnazione contratti, con gare di appalto a livello internazionale, sono giochi fallosissimi, con intermediari in loco detti consulenti.
La professionalità dei consulenti è quella di conoscere personalmente gli alti dirigenti delle Società appaltatrici.
Nessuno dei concorrenti denuncia mai un altro. Finirebbe fuori dal gioco una volta per tutte.
Dice: allora cosa dobbiamo fare ?
Far finta di niente ?
No. La discrezionalità della magistratura è il problema.
Come si può risolvere ?
Non lo so.
Ultime notizie della sera
Di Pietro propone:
Meddere la Brodezzione Civile alle dibendenze del Barlamendo !!!
Lui si che se ne intende !!!!
.
Muy buenas noches
Franciscofranco
venerdì, febbraio 12, 2010
venerdì, febbraio 05, 2010
mie ferite da no-nuc
-->
Ringrazio calorosamente gli amici
che hanno caritatevolmente tentato di lenire la mie ferite da no-nuc.
Lucio Caso, per ungermi le ferite, ipotizza che “Bersani non sa cosa dice”. It may be
Però sa cosa dice Di Pietro e questo gli basta……Mi sei comunque di conforto Lucio !!!
Anch’io sono inorridito a quella sul nucleare e ad altre uscite del Bersani, ma per tua curiosità ed interesse ti invito a cercare su Internet qualcosa sulla Fusione Fredda (LENR nel gergo tecnico) che sembrava una bufala, ma sia gli americani, sia in nostri di ENI/ENEA ci stanno spendendo dei soldi… e sembra con qualche risultato.
Ci proverò senz’altro. Grazie Maurizio !!!!
Infine Vittorio Ziliotto, veterano del mio stesso credo calcistico mi consola cosi
Caro Franco, quando io sono in ambascie, per i tuoi stessi motivi anche se da diversa, ma non sempre, angolatura, mi rifugio nella Beneamata e poiché vado spesso a Milano, in centro, per il mio volontariato, ecco che scendo nel Sancta Sanctorum di piazza San Babila e mi godo le passate ed ora presenti glorie.
Farei comunque un triduo di preghiera perché non mi distruggano il capitale Super Mario.
Quanto al nucleare sono di parte.
Mia sorella ha lavorato per anni al nucleare dell'ENEL, segretaria di un dirigente della Ricerca, e ogni tanto mi informava sui rischi, non tanto del nucleare, che certo ci sono, quanto delle tecnologie tradizionali: carbone soprattutto.
Poi vennero i socialisti e il referendum e oggi siamo indietro anche tecnologicamente, allora eravamo avanti, molto avanti. Peccato. Quanto ai rischi, questi ci sono sempre, anche per l'idroelettrico, che ecologicamente è il più sano (verdi permettendo).
Infatti se cede una diga o un monte vi frana dentro, cosa succede l'abbiamo visto. L'importante è non lesinare sulla sicurezza. Questa ha un costo ma bisogna pagarlo. Ti saluto con affetto e tanti cari saluti anche alla tua signora, Vittorio.
P.S. Il santuario di San Babila chiude tra pochi giorni, affrettarsi per gli ultimi gadget ...
Mi perdonino Luigi Valentini ed Enrico Marino se non li commento. Lo farò la prossima volta.
Ciao e grazie a tutti
Franco
Emilia rossa
Alla mattina buonora
Con il caffelatte e le pillole mie e di Renata la Pampurometra, non perdo mai il programma di Rai3 la storia siamo noi, condotto da Gianni Minoli. Seguo il 90% delle puntate.
Stamattina , mezzora fa, il tema era I’ Emilia rossa. Ma solo per un quarto d’ora. La trasmissione dura 45 minuti. Io ho mollato prima per mettermi al computer.
La mia memoria diventa sempre più labile e temo di non ricordare quello che ho visto e sentito.
.
Adesso racconto solo un paio di cosette.
Dopo un quarto d’ora dall’inizio, dedicato alla storia del più forte Partito Comunista d’Europa (quello emiliano) ed a tutto il folklore romagnolo relativo, è iniziata una intervista a Bersani, nella sua qualità di emiliano comunista.
Fin qui niente da dire.
L’intervista a Bersani è durate per tutto il resto della trasmissione: mezzora.
Mai visto niente del genere alla Storia Siamo Noi.
Magari è l’inizio di una nuova serie.
Mi aspetto che fra qualche giorno lo facciano anche con il Berlusca.
Ne riparleremo.
Questa era la prima cosa.
La seconda cosa è che Bersani ha parlato di nucleare.
Nucleare picche ha detto Bersani.
Non è il solo a dirlo ma lui è uno dei due che pesano di più in Italia.
E’ inutile fare il nucleare in Italia. Visto che l’Italia è rimasta fuori, stia fuori e faccia le energie pulite, invece di installare le vecchie centrali francesi.
Questa la sintesi. Le parole sono quelle che ho riportato.
Mi rimane una sola consolazione: l’Inter !!!
E’ desolante vedere che per ragioni demagogiche, elettorali, si spinga l’Italia a fare una politica assurda, suicida.
Sprecare tempo e soldi in cose inutili, dopo che si è in ritardo.
Se c’è qualcuno capace di lenire le mie ambasce lo faccia subito o taccia per sempre !!!!
Franciscofranco
Con il caffelatte e le pillole mie e di Renata la Pampurometra, non perdo mai il programma di Rai3 la storia siamo noi, condotto da Gianni Minoli. Seguo il 90% delle puntate.
Stamattina , mezzora fa, il tema era I’ Emilia rossa. Ma solo per un quarto d’ora. La trasmissione dura 45 minuti. Io ho mollato prima per mettermi al computer.
La mia memoria diventa sempre più labile e temo di non ricordare quello che ho visto e sentito.
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Adesso racconto solo un paio di cosette.
Dopo un quarto d’ora dall’inizio, dedicato alla storia del più forte Partito Comunista d’Europa (quello emiliano) ed a tutto il folklore romagnolo relativo, è iniziata una intervista a Bersani, nella sua qualità di emiliano comunista.
Fin qui niente da dire.
L’intervista a Bersani è durate per tutto il resto della trasmissione: mezzora.
Mai visto niente del genere alla Storia Siamo Noi.
Magari è l’inizio di una nuova serie.
Mi aspetto che fra qualche giorno lo facciano anche con il Berlusca.
Ne riparleremo.
Questa era la prima cosa.
La seconda cosa è che Bersani ha parlato di nucleare.
Nucleare picche ha detto Bersani.
Non è il solo a dirlo ma lui è uno dei due che pesano di più in Italia.
E’ inutile fare il nucleare in Italia. Visto che l’Italia è rimasta fuori, stia fuori e faccia le energie pulite, invece di installare le vecchie centrali francesi.
Questa la sintesi. Le parole sono quelle che ho riportato.
Mi rimane una sola consolazione: l’Inter !!!
E’ desolante vedere che per ragioni demagogiche, elettorali, si spinga l’Italia a fare una politica assurda, suicida.
Sprecare tempo e soldi in cose inutili, dopo che si è in ritardo.
Se c’è qualcuno capace di lenire le mie ambasce lo faccia subito o taccia per sempre !!!!
Franciscofranco
problema energetico
-->
Brunello Amici vuole contribuire alla discussione sul problema energetico, e fa quindi un paio di domande.
Il colloquio tra me e lui è un ibrido inedito internet-amanuense
-Io mando le e-mail
-Lui mi risponde via Posta Celere.
Mi viene spontanea una domanda: ma allora è proprio così necessario internet ???
Ma si !!!
Va la che l’è una bèla cumudità !!!
Per stimolare la discussione, Brunello dice:
1) Quale è attualmente il gap temporale (stimato)
fra le centrali in costruzione (tecnologia a fissione)
e quelle (ancora future) della fusione a idrogeno ?
10 anni? 30 anni? 50 anni?
Facciamo, in Italia, almeno ricerca sulla fusione?
2) Problema delle scorie
Oltre a parlare di scelta dei siti per le centrali non si dovrebbe parlare anche di
scelta dei siti per i depositi delle scorie di uranio ?
Rispondo alla seconda domanda
Il problema del sito per il deposito scorie è successivo nel tempo a quello dei siti di costruzione centrali.
Sono due rogne sfasate nel tempo.
Chi glie lo fa fare al governo di affrontarle insieme !!?? Ci sono come minimo venti anni di distanza tra le due cose.
Visto che sono rogne psico/superstiziose con impatto elettorale, ogni cosa sia fatta al suo tempo.
Ci sono oroscopi diversi.
Siamo in Italia: adottiamo la strategia di mettere incinta la ragazza per poterla sposare
Quando le centrali funzioneranno sarà più convincente fare il “matrimonio” del sito rifiuti.
Se avessimo ancora la monarchia, il Rè penserebbe alle future rogne di suo figlio erede al trono e cercherebbe di evitargliele..
In democrazia non ha senso pensare agli eredi.
Non possiamo pretendere tutto dalla vita.
Rispondo alla prima domanda
Il gap temporale tra la tecnologia a Fissione da uranio e la Fusione da idrogeno fino a ieri l’altro risultava totalmente imprevedibile, lontano nel tempo.
La Fissione (che significa scissione) dell’uranio è la tecnologia nucleare esistente a livello industriale, in servizio da plurimi decenni.
La Fusione (idrogeno) ha continuato ad essere oggetto di ricerca da cinquant’anni.
Ne ho sentito parlare di recente ancora come di qualcosa che può arrivare fra altri cinquant’anni.
Una chimera.
Gli addetti ai lavori ne parlano con ironia.
I vantaggi della fusione rispetto alla fissione:
- Combustibile (idrogeno) inestinguibile e virtualmente gratuito.
- Zero scorie radioattive
La ricerca sulla fusione prosegue a livello mondiale tramite un consorzio al quale partecipa anche l’Italia (CNR)
I problemi realizzativi della fusione sono due:
- La temperatura generata dal fenomeno fisico è tale che non esistono materiali in grado di contenerla.
La tecnica adottata è quella del contenimento dentro campi magnetici.
Come si fa con gli acceleratori di particelle.
- Innesco e continuità
L’innesco del processo di fusione richiede enormi quantità di energia
Il fenomeno tende allo spegnimento immediato. E’ finora stato possibile mantenere il processo di fusione per alcuni secondi.
E’ un effetto opposto a quello della fissione (uranio), dove lo sforzo è quello di tenere la reazione sotto controllo.
Questa era la situazione fino a ieri, per quanto ne sapevo io.
Germania
Oggi c’è un annuncio che riguarda la Cancelliera del Terzo Reich Angela Merkel, (vedi allegato all’e-mail).
L’ Angela, stelasa dòra, scommette sul futuro della fusione nucleare.
Ne parliamo piu avanti.
Spagna
Parliamo della Spagna di Zapatero (calzolaro)
El gobierno espagnol annuncia
- la costruzione di 10 (dieci) nuove centrali nucleari, nella tecnologia già esistente in Spagna
(tipo Trino Vercellese) piu vecchia della nostra prossima futura (tipo Flamenville).
- l’allungamiento della vita di quelle esistienti da 40 a 60 anni
- la decisione di creare un deposito scorie. (vedi cosa vuol dire avere un Rè che pensa al figlio!!!)
Conclusioni riguardanti Germania e Spagna
L’Angela tetesca, ha in casa, sottoterra, molto carbone.
Può aspettare tranquillamente l’anno 2200 (duemiladuecento) prima di spendere soldi (miliardi) a costruire centrali nucleari.
In Germania usano il carbone per generare energia elettrica.
Per evitare di mandare in aria anidride carbonica (CO2) applicano la tecnica della CO2 sequestration
Vale a dire prelevano dai fumi la CO2 e la pompano in gallerie sotterranee (ex miniere)
E’ il deposito scorie CO2.
Non sono entusiasta di questa ricetta.
l’Angela ha gioco facile. Preferisce aspettare la fusione nucleare invece di spendere miliardi di euro.
Anche lei non è una monarca.
Non ha eredi.
Il caso della Spagna è il più significativo.
In Spagna si sta sperimentando, con Rubbia, il sistema solare a concentrazione, unica seria speranza attuale della tecnica “energie rinnovabili” per utilizzo da reti pubbliche (Continuità di servizio).
Rubbia è quello che ha convinto Prodi ad aspettare i risultati del suo esperimento invece di riavviare il nucleare in Italia.
La decisione di Zapatero di installare 10 reattori nucleari (dieci !!!) in suolo iberico, suona alle mie orecchie come la mannaia sul collo dell’esperimento Rubbia.
Non è che la cosa mi renda felice. Faccio il tifo solo per l’Inter … e per le mie opinioni.
Potrebbe non essere un fallimento ma quantomeno mostrare ritardi e relative incertezze o fornire risultati inferiori alle aspettative.
domenica, gennaio 24, 2010
Energie rinnovabili e sistemi di accumulo
Carissimo Sergio, mi complimento per la completezza del tuo intervento.
Ti confesso che mi prendi un poco spiazzato. Sono felicissimo di aprire un colloquio a questo livello.
Per darti della risposte più serie, non dettate dall’ideologia che ciascuno di noi conserva nel cuore, mi riprometto di raccogliere più informazioni.
Una cosa seria però la voglio dire subito. Il quadro che ho fatto io, e che ho trasmesso con l’e-mail ad Augias, è quello della situazione di oggi a livello industriale. Oggi si fabbricano questi oggetti. Altri disponibili non ce ne sono.
E’ chiaro che dobbiamo guardare anche al futuro. La speranza risiede nel futuro.
Per quanto riguarda la trasmissione TV alla quale ho assistito e mi ha fatto incazzare, ti garantisco che non era al livello di cose scientificha. Nessuna menzione è venuta fuori riguardo le sperimentazioni in corso, come ad esempio il fotovoltaico a concentrazione di cui si sta occupando Rubbia in Spagna, che è la cosa futuristica più vicina nel tempo e realistica nei risultati.
Siccome gli incontri di Augias in TV consistono sempre nella recensione di libri usciti di recente commentandoli insieme all’autore, i discorsi lasciano poca speranza a cose non dette per distrazione o mancanza di tempo o altro.
L’esperto, autore del libro era presente.
Si parlava solo di celle fotovoltaiche domestiche e pale eoliche.
Il tono della trasmissione era quello dello scandalo dovuto alla trascuratezza di queste realtà da parte di chi comanda e che punta invece cocciutamente sul nucleare.
Realisticamente penso che i tempi saranno molto più lunghi dei vent’anni sperati o sognati.
Ad esempio, qualche anno fa si parlava in continuazione di idrogeno, come fosse la soluzione imminente, del prossimo futuro. Il nuovo mondo dell’energia dietro l’angolo. Qualcuno aveva iniziato ad installare distributori di idrogeno per le auto. (probabilmente a titolo propagandistico/politico) Adesso l’idrogeno è sparito dalla circolazione. Il profeta dell’idrogeno era l’americano Rifkin, che girava il mondo a far conferenze (e milioni di dollari). Adesso Rifkin è sparito dalla circolazione !!!.
Sarebbe una gran bella cosa se venisse risolto il problema di realizzare le batterie auto di grande capacità. Autonomie di 500 kilometri.
Sono convinto che la tecnologia risolverà questo problema. L’auto elettrica (già ne stanno uscendo ma con autonomia limitata) è un oggetto di straordinaria semplicità. Si potrebbero vendere i kit di montaggio in luogo delle auto. Sarebbe la fine dell’industria automobilistica.
Mi farò sentire quando avrò qualcosa da dire.
Questa chiacchierata mi rinverdisce le nostre discussioni di un tempo durante il pranzo in mensa insieme a Renato, Sandro e Brunello.
Mi sono mancate molto. Le mie e-mail sono il tentativo di sostituirle. Un surrogato.
Energie rinnovabili e sistemi di accumulo
Caro Franco,
i sostenitori della necessità di sostituire, più o meno integralmente nella produzione di energia elettrica, i sistemi che utilizzano i combustibili fossili od il nucleare con fonti di energia non inquinanti (solare od eolico), se sono competenti ed intellettualmente onesti, sanno bene che le caratteristiche di intermittenza (ciclo giorno-notte) e di irregolarità (variazioni metereologiche), di queste fonti richiedono il loro completamento con sistemi di accumulo dell’energia.
A) Il sistema “Solare a concentrazione” che già utilizza “sali fusi” ad alta temperatura come fluido, vettore del calore dalle parabole alle turbine, può usare un serbatoio, isolato termicamente, di tali sali per accumulare energia termica da fornire durante le 16/18 ore di assenza di luce solare,
B) L’energia elettrica generata direttamente dai “Sistemi Fotovoltaici “ può essere utilizzata per produrre idrogeno da elettrolisi .L’idrogeno può essere accumulato per essere poi utilizzato in loco o a distanza nelle “celle a combustibile” o come combustibile non inquinante.
C) Negli USA si pensa di poter accumulare energia sotto forma di aria compressa a 75 Atm pompata in caverne o miniere abbandonate. L’aria compressa verrebbe poi rilasciata, a richiesta, per muovere una turbina dopo essere stata riscaldata bruciando una piccola quantità di gas naturale (vedi LE SCIENZE marzo 2008 pag. 44).
D) La diffusione di auto elettriche alimentate da batterie di nuova generazione potrebbe offrire l’opportunità di immagazzinare energia da fonte FV nelle ore di alta disponibilità.
Si fa notare che anche energia idroelettrica ha all’origine una fonte intermittente ed irregolare: “la pioggia” !
Gli amici di AUGIAS hanno forse letto un articolo di “LE SCIENZE dicembre 2009 pag. 52” dove si sostiene che, a livello
Mondiale nell’anno 2030, sarebbe possibile disporre di tutta la potenza necessaria alla intera popolazione della terra per il suo fabbisogno di energia elettrica e calcolata in 11,5 TW utilizzando solo fonti di energia pulita.
Dall’ ACQUA ( correnti marine,onde, idroeletricità, geotermia) 1,1TW ; dal VENTO 5,8 TW ; dal SOLE 4,6 TW.
Che ne dici ? Comunque complimenti sinceri per aver acceso la discussione su di un argomento tanto importante.
Vuoto di potere
In questi giorni, ad Haiti, nella tragedia, assistiamo a quello che significa il vuoto di potere.
Il vuoto di potere significa il ritorno allo stato selvaggio. La legge del più forte.
Fatti come questi generano pietà e sgomento in tutti noi. Non c’è più il capo: i più deboli diventano vittime.
Chiedo venia se colgo l’occasione per citare esperienze personali del tutto lontane dalla situazione in oggetto.
Ricordi personali lontani anni-luce dalla tragedia di Haiti.
Nel mio piccolo, da ragazzino, ho potuto assistere ad uno “scampolo” di vuoto di potere.
Il 25 Aprile 1945, giorno di fine della guerra e cambio della guardia, c’è stato un brevissimo intervallo, forse un giorno, dove a Milano non comandava più nessuno. E’ bastato quel piccolo intervallo per lasciare libera la gente di fare quello che voleva.
Bè, non era forse il giorno della liberazione ???
Avevo 12 anni ed abitavo in periferia di Milano, alla Bovisa, in una casa di ringhiera. Quattro piani di operai.
Nanca un sciur, nanca un lader, nanca una lògia (lògia=femmina di suino).
Io con i miei coetanei, eravamo sempre in strada, la palestra dove abbiamo imparato a vivere. Tutti quanti autodidatti.
Il venticinque aprile, non so per quale ragione siamo andati in gruppo alla stazione delle Ferrovie Nord della Bovisa, forse ad un kilometro da casa nostra. Qualcuno ci deve aver detto qualcosa.
Arrivati sul posto abbiamo prima assistito e poi partecipato, al saccheggio di un treno merci fermo in stazione.
Alcuni uomini buttavano giù dai vagoni degli scatoloni. Quelli che stavano sul marciapiede li arraffavano strappandoseli a vicenda.
Poi aprivano gli scatoloni per vedere il contenuto. Se non era di loro gradimento abbandonavano lo scatolone e tornavano all’assalto del materiale di bordo vagoni. Era una mischia ma senza botte. Una cosa leale, sportiva.
Preso coscienza della situazione, noi picciotti abbiamo capito che potevamo solo arraffare le scatole abbandonate dagli adulti, accontentandoci di quello che c’era dentro.
Di buona voglia ci siamo dati da fare. Dopo un po’ ciascuno aveva la sua scatola. Questo ci bastava e subito abbiamo abbandonato il campo ad evitare possibili rapine da parte di gente più grande.
Il mio bottino è consistito in una scatola piena di pipe in radica, nuove di zecca dalla fabbrica.
Altri avevano preso dentifrici, palloncini gonfiabili e non ricordo cos’altro.
Sulla via di ritorno si camminava in un corteo di gente che portava a casa il suo scatolone con il bottino.
A metà strada, il percorso passava in via Varè davanti alla chiesa parrocchiale ed all’oratorio, dove noi ragazzi eravamo di casa.
In mezzo alla strada si era piazzato il parroco, Don Egidio Trezzi, che invitava tutti, implorava tutti a ritornare e restituire tutto quanto avevamo conquistato.
Don Egidio era in mezzo alla strada con le braccia allargate, come un vigile quando ferma il traffico, e predicava ad alta voce.
Inutilmente. Don Egidio in quel momento aveva perso tutta la sua autorevolezza. Lui adesso era un signor nessuno.
Il flusso di gente passava sui marciapiedi guardando avanti, lo sguardo fisso nel vuoto.
Nessuno lo conosceva e salutava.
Nessuno, dico nessuno, lo cagava.
Lui, in quel momento, era uno spaventapasseri.
Arrivati poco dopo, in piazzale Lugano, ci sentivamo ormai a casa nostra e non temevamo più di poter essere rapinati.
Allora ci siamo fermati a curiosare dentro agli scatoloni.
Quello che aveva i palloncini, divertito ha cominciato a gonfiarli. Erano tutti di colore giallastro e non diventavano tondi.
Assumevano strane forme allungate.
I passanti occasionali ridevano divertiti, ma, specialmente le donne, ridevano in modo un po’ strano. Anche scuotendo la testa.
La percezione nostra ci diceva che stavamo dando spettacolo.
Allora come conseguenza, tutti noi a darci dentro a soffiare nei palloncini, lanciarli in aria e ridere con la gente ma senza sapere il perché.
Prima di arrivare a casa, un ragazzotto vecchio di qualche anno più di noi, ci spiegò bene o male cosa fossero i palloncini e alcuni dettagli sul loro utilizzo.
E fu così che tutti noi perdemmo l’innocenza.
Il venticinque aprile del 1945, giorno della liberazione nazionale.
Fu una storica lezione di educazione sessuale. Di quelle in uso all’epoca.
Saluti affettuosi a tutti gli amici
FRANCISCOFRANCO
Il vuoto di potere significa il ritorno allo stato selvaggio. La legge del più forte.
Fatti come questi generano pietà e sgomento in tutti noi. Non c’è più il capo: i più deboli diventano vittime.
Chiedo venia se colgo l’occasione per citare esperienze personali del tutto lontane dalla situazione in oggetto.
Ricordi personali lontani anni-luce dalla tragedia di Haiti.
Nel mio piccolo, da ragazzino, ho potuto assistere ad uno “scampolo” di vuoto di potere.
Il 25 Aprile 1945, giorno di fine della guerra e cambio della guardia, c’è stato un brevissimo intervallo, forse un giorno, dove a Milano non comandava più nessuno. E’ bastato quel piccolo intervallo per lasciare libera la gente di fare quello che voleva.
Bè, non era forse il giorno della liberazione ???
Avevo 12 anni ed abitavo in periferia di Milano, alla Bovisa, in una casa di ringhiera. Quattro piani di operai.
Nanca un sciur, nanca un lader, nanca una lògia (lògia=femmina di suino).
Io con i miei coetanei, eravamo sempre in strada, la palestra dove abbiamo imparato a vivere. Tutti quanti autodidatti.
Il venticinque aprile, non so per quale ragione siamo andati in gruppo alla stazione delle Ferrovie Nord della Bovisa, forse ad un kilometro da casa nostra. Qualcuno ci deve aver detto qualcosa.
Arrivati sul posto abbiamo prima assistito e poi partecipato, al saccheggio di un treno merci fermo in stazione.
Alcuni uomini buttavano giù dai vagoni degli scatoloni. Quelli che stavano sul marciapiede li arraffavano strappandoseli a vicenda.
Poi aprivano gli scatoloni per vedere il contenuto. Se non era di loro gradimento abbandonavano lo scatolone e tornavano all’assalto del materiale di bordo vagoni. Era una mischia ma senza botte. Una cosa leale, sportiva.
Preso coscienza della situazione, noi picciotti abbiamo capito che potevamo solo arraffare le scatole abbandonate dagli adulti, accontentandoci di quello che c’era dentro.
Di buona voglia ci siamo dati da fare. Dopo un po’ ciascuno aveva la sua scatola. Questo ci bastava e subito abbiamo abbandonato il campo ad evitare possibili rapine da parte di gente più grande.
Il mio bottino è consistito in una scatola piena di pipe in radica, nuove di zecca dalla fabbrica.
Altri avevano preso dentifrici, palloncini gonfiabili e non ricordo cos’altro.
Sulla via di ritorno si camminava in un corteo di gente che portava a casa il suo scatolone con il bottino.
A metà strada, il percorso passava in via Varè davanti alla chiesa parrocchiale ed all’oratorio, dove noi ragazzi eravamo di casa.
In mezzo alla strada si era piazzato il parroco, Don Egidio Trezzi, che invitava tutti, implorava tutti a ritornare e restituire tutto quanto avevamo conquistato.
Don Egidio era in mezzo alla strada con le braccia allargate, come un vigile quando ferma il traffico, e predicava ad alta voce.
Inutilmente. Don Egidio in quel momento aveva perso tutta la sua autorevolezza. Lui adesso era un signor nessuno.
Il flusso di gente passava sui marciapiedi guardando avanti, lo sguardo fisso nel vuoto.
Nessuno lo conosceva e salutava.
Nessuno, dico nessuno, lo cagava.
Lui, in quel momento, era uno spaventapasseri.
Arrivati poco dopo, in piazzale Lugano, ci sentivamo ormai a casa nostra e non temevamo più di poter essere rapinati.
Allora ci siamo fermati a curiosare dentro agli scatoloni.
Quello che aveva i palloncini, divertito ha cominciato a gonfiarli. Erano tutti di colore giallastro e non diventavano tondi.
Assumevano strane forme allungate.
I passanti occasionali ridevano divertiti, ma, specialmente le donne, ridevano in modo un po’ strano. Anche scuotendo la testa.
La percezione nostra ci diceva che stavamo dando spettacolo.
Allora come conseguenza, tutti noi a darci dentro a soffiare nei palloncini, lanciarli in aria e ridere con la gente ma senza sapere il perché.
Prima di arrivare a casa, un ragazzotto vecchio di qualche anno più di noi, ci spiegò bene o male cosa fossero i palloncini e alcuni dettagli sul loro utilizzo.
E fu così che tutti noi perdemmo l’innocenza.
Il venticinque aprile del 1945, giorno della liberazione nazionale.
Fu una storica lezione di educazione sessuale. Di quelle in uso all’epoca.
Saluti affettuosi a tutti gli amici
FRANCISCOFRANCO
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