domenica, ottobre 23, 2005

La storia di Israele

Introduzione
Adesso salta fuori che la maggior parte dei cittadini europei è anti-israeliana, che fa il tifo per i palestinesi.

Hoo, la peppa !!!
Come mai ???
Chi è che ha messo nella zucca dei cittadini europei queste opinioni ?

Prese di posizione indignate dei massimi esponenti politici. di tutti gli schieramenti, che si scandalizzano e stigmatizzano l’episodio, nello stile di Ezio Greggio a Striscia.
E’ una vergogna !!! Bisogna fare qualcosa !!!

Perché anti-israeliani

E come mai gli europei sono anti-israeliani ?

Per soddisfare l’interrogativo bisogna rispondere prima a quest’altra domanda : chi è che ha preparato il ripieno che sta nella zucca degli europei ?

Risposta ovvia
: i giornali e i telegiornali.
E perché i giornali e i telegiornali europei sono stati sempre così coerenti nel fare cortine fumogene intorno alla questione arabo-israeliana ?
Perché sempre fumo a danno dei Giudei ?(i giudè li chiamava in milanese, secondo tradizione, la mia carissima nonna Antonia, Terziaria Francescana, alla quale devo il nome di battesimo Francesco)
Risposta importante, fondamentale :
Dipende dalla dislocazione dei rubinetti del petrolio.
I rubinetti d’oro del petrolio sono in mano agli sceicchi arabi. Questi qui non bisogna farli incazzare. Allora giornali e telegiornali attenti !!! Allineati e coperti.

I rubinetti del petrolio
I paesi europei sono totalmente dipendenti da quelli arabi per quanto riguarda le forniture di petrolio.
Gli europei si sono accorti nel 1973 (ultima guerra arabo-israeliana) cosa voleva dire non parteggiare per gli arabi contro Israele.
Quelli là, incazzati, sono scesi dal cammello (pardon !!!……dalla Roll Royce) e hanno chiuso i rubinetti.
Molta gente è rimasta con la macchina in mezzo alla strada; altri con i caloriferi spenti.
Dopo di ciò l’Italia ha subito costruito un tubo (nel senso di gasodotto) che dall’URSS porta il gas in Val Padana.
Ma ci vuol ben altro.
A quel punto, la nostra stampa, libera e democratica, si è adeguata disciplinatamente alla necessità. Allineati e coperti please !!! E se qualcuno fa il pirla, legnate tra i denti, che non possiamo restare al freddo capito ?!!!
E’ nato il significato di politically correct !!!
Giusto per verificare quello che sto dicendo. Perché potrebbe anche essere una mia fisima, una fissazione come quella dell’essere interista.
Prego rispondere alla domanda che segue, alzando la mano in caso affermativo :

C’è qualcuno che abbia visto o sentito raccontare dai giornali o dalla TV la storia del primo giorno di esistenza dello Stato di Israele ????
Se c’è qualcuno alzi la mano ed io sarò ben felice di constatare, che, per coraggio o per dabbenaggine, c’è stato chi ha rotto il silenzio di omertà totale dei mass media.

Fondazione dello Stato di Israele
La storia è importante per capire chi sono gli uni e gli altri, arabi ed israeliani.
Il 14 Maggio 1948, con il consenso dell’ONU e delle grandi potenze (USA, URSS e tutti gli altri) gli israeliani dichiarano la nascita dello Stato di Israele. In quel momento gli ebrei residenti sono circa 800 mila.
Il giorno dopo gli Stati Arabi circostanti, Egitto, Giordania, Siria e Irak attaccano Israele, con l’intenzione dichiarata di non voler fare prigionieri.
E’ una storia che ha dell’incredibile. Quattro nazioni che totalizzano quasi cento milioni di abitanti attaccano un neonato. Uno non scommetterebbe neanche una lira che quelli se la possano cavare.
E invece no !!! L’hanno spuntata loro, gli israeliani !!! Come hanno fatto ???
Come si spiega ???

Si spiega, secondo me, che non si possono confondere 800 mila fuggiaschi dai campi di sterminio e dalle angherie di ogni genere subite in Europa, con una normale pacifica e pasciuta popolazione.
Questa qui è gente che Hitler non è riuscito a far cuocere nei forni perché ha la pelle troppo dura. E’ un esercito di 800 mila volontari, che forse non è mai esistito da nessuna parte nella storia umana. Volontari che non andavano alla ricerca della gloria militare ma della loro salvezza, della loro sopravvivenza.

Bene, dopo 8 mesi di guerra, Israele respinge tutti gli attacchi conservando i confini tracciati a suo tempo dall’ONU.
Non è forse una storiella che varrebbe la pena di raccontare in TV ???
Il 14 di maggio c’è una volta all’anno, tutti gli anni, ma le TV (che si ricordano anche di Lily Marlen) non si ricordano mai del 1948. Sarà una distrazione.
Dopo la fondazione di IsraeleDice,
va bene , abbiamo capito, poveri ebrei chissà cosa ne hanno passate, ma adesso dopo più di cinquantanni da quel giorno quelle cose li cosa contano ???

Be, dopo di quel giorno lì gli arabi hanno fatto ad Israele altri 25(venticinque) anni di guerra, e fortunatamente hanno sempre beccato, altrimenti non saremmo più qui a parlarne, sarebbe un capitolo chiuso al cimitero. Questo è quanto hanno sempre detto loro, gli arabi. Le loro dichiarazioni di intenti.

Le maggiori responsabilità di quanto accaduto vanno ricercate nei capi religiosi dei palestinesi, i Muezzin, e nei leader politici dei paesi arabi, i fratelli arabi.

Loro, i palestinesi, erano all’epoca in gran parte poveri pastori seminomadi, senza alcuna organizzazione politica.
Sono stati indotti dai capi religiosi e dai fratelli arabi a comportarsi come quel marito che si è tagliato i maroni per far dispetto alla moglie.

Nel senso che sono stati spinti a rifiutare di fondare, su inviti ripetuti dell’ONU, uno Stato Palestinese, per evitare di dover contestualmente riconoscere i confini di Israele.
Rifiuto cocciutamente e masochisticamente ripetuto per decenni.
Quell’area doveva appartenere tutta alla Palestina, secondo loro, ed è ozioso discutere se avessero ragione oppure no.
Hanno gettato alle ortiche i loro diritti

Adesso sono incastrati. Sono ostaggio dei kamikaze, dei cervelli che loro hanno allevato nei campi di rifugiati. Sono ostaggio dei nipoti dei rifugiati, (i rifugiati non ci sono più) ai quali nessuno può più cambiare la testa.
Il campo di Auschwitz, popolare in Italia come San SiroMa è proprio vero che la televisione non parla mai bene degli ebrei ???
Ma se ogni due per tre sono li a parlare della “shoà” dei campi di sterminio nazisti, con testimoni sopravvissuti, perché non bisogna dimenticare, perché i giovani devono sapere, ecc, ecc.

E’ vero.
La shoà si, quella è stata resa popolare. Sappiamo tutti a memoria come è fatto il campo di concentramento di Auschwitz. Ce l’hanno fatto vedere migliaia di volte.
Auschwitz in popolarità è seconda solo al campionato di calcio. O forse è terza, dopo Striscia la Notizia.

Ma quella è acqua passata. E’ tutta un'altra storia.
In quel caso si tratta solo di parlar male dei tedeschi !!!! Che problema c’è ?
E’ politically correct
Con gli arabi è un altro discorso. Ci sono i rubinetti d’oro in mezzo alla sabbia.

Il muro di confine intorno a Israele
Visto che ci siamo parliamo anche di questo.
A qualcuno piace paragonare il muro in costruzione sul confine di Israele al Muro di Berlino
Capisco che un muro è un muro, ma sono le finalità che sono diverse.

Il muro di Berlino è stato fatto per evitare un esodo dai paesi comunisti verso occidente. Cioè per non far uscire la gente
In questo senso può essere paragonato al muro di un carcere. (ad essere sinceri a beneficiarne è stata più che altro l’Europa)

Il muro intorno ad Israele è fatto per non far entrare la gente e si configura come il muro di una fortezza, quindi a scopo difensivo.

E’ una differenza non da poco.

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14 maggio 1948 – Nascita di Israele

Anche quest’anno i nostri mass-media (Tv e giornali) hanno ignorato l’anniversario di nascita dello Stato di Israele (14 maggio 1948).
Dimenticanza ? distrazione ?
Impossibile
I mass media sono assetati di argomenti utili a riempire le loro pagine, i loro programmi.
Ricordano avvenimenti come ad esempio la Nilla Pizzi che canta Papaveri e papere a Sanremo.

Allora forse snobbano gli ebrei ?
Neanche per idea.
Ci fanno per tutto l’anno una capa-tanto con la shoà, cioè il genocidio perpetrato dai tedeschi di Hitler nei confronti degli ebrei.

E allora come si spiega che non raccontano una storia così drammatica come la nascita di Israele ? Una storia che meriterebbe un racconto a puntate.

Io ho già parlato di questo argomento gli anni scorsi, ma ora ho qualche dettaglio in più.

Il problema è che noi (europei) compriamo il petrolio dagli arabi e non dobbiamo farli incazzare.
Per come sono andate le cose, la storia della nascita di Israele è troppo umiliante per gli arabi, ed è necessario glissare. Anzi, penso sia una condizione che ci hanno imposto, come spiego più avanti.

Il 14 maggio del 1948 (il giorno prima che gli inglesi lascino la ex colonia Palestina), gli ebrei immigrati nella regione dichiarano formalmente la nascita dello Stato di Israele, dentro i confini tracciati dall’ONU.

Il giorno successivo gli Stati arabi circostanti, Giordania, Egitto, Siria e Iraq, muovono guerra a Israele, che non possiede ancora un esercito.
Israele in quel momento consta di 800 mila persone.
I quattro attaccanti nel loro insieme fanno 80 milioni di persone, cioè cento volte tanto.
Sembra una favola ed invece è storia; dopo 8 mesi di guerra la spuntano gli israeliani.

E’ una telenovela troppo sgradevole da ascoltare per gli arabi.
Invece di pensare a costruire anche loro uno Stato questi si preoccupavano di ammazzare gli ebrei. Per di più le hanno prese di santa ragione.

Nel 1973 gli arabi attaccano per la quarta volta Israele.
Contestualmente mettono sull’attenti l’Europa e gli USA, colpevoli di non tifare per loro.

Da un giorno all’altro, nell’ottobre 1973, riuniti a Kuwait City decidono di quadruplicare il prezzo del petrolio. Da 2,46 dollari al barile lo portano a 9,60 dollari.
Inoltre decidono un programma di riduzione delle estrazioni di petrolio del 5% mensile.

In Europa e in America la gente rimane per strada a secco di benzina.

Allora inizia una serie di conferenze dei nove (allora, ora 25) paesi della CEE (ora UE) con i rappresentanti della Lega Araba, nel tentativo di rabbonirli
Si apre così il dialogo euro-arabo, mediante un Comitato Permanente di 360 funzionari europei.

Dialogo che si protrae anche nel 1975 con incontri a Bruxelles, Copenaghen, Bonn, Parigi, Damasco, Rabat, Strasburgo, Il Cairo, Roma.
L’Europa accetta tutta una serie di condizioni. Oltre al petrolio l’Europa deve importare immigrati arabi e trattarli bene.
E deve anche parlare bene dei paesi arabi e della loro cultura.

Nelle capitali di tutti i Paesi membri dell’Unione vengono inoltre costruite grandi moschee,
finanziate dai paesi petroliferi.
Il Comune di Roma nel 1975 regala 3 ettari di terreno per costruire la moschea di Roma.

Nel frattempo però, le persone che non siano di fede musulmana non possono entrare nelle città sante dell’Islam.
E’ inibita a noi anche la semplice visita, non dico delle moschee, ma delle loro città.

Il tutto fa parte del prezzo del petrolio.

Franco Valsecchi


ISRAELE
Sintesi storica


Nascita del Sionismo 1850
Nasce tra le comunità ebraiche d’Europa il movimento di opinione chiamato Sionismo (Zionism, dal nome del monte Zion in Gerusalemme) che aumenterà la sua penetrazione fino al 1897, anno di fondazione del movimento sionista.
Il Sionismo predica il ritorno degli ebrei in Palestina, loro patria di origine, come soluzione al problema della persecuzione degli ebrei in Europa (pogrom), particolarmente dura nei paesi dell’Europa orientale, Russia zarista, Polonia, ecc.
Si stima che in quel periodo esistano 10 milioni di ebrei sparsi nel mondo.
In Palestina vivono 450 mila persone di cui il 95% arabe.

Fondazione movimento Sionista 1897Fondazione del movimento Sionista a Basilea (Svizzera) ad opera di Theodor Herzl, avvocato e giornalista Ungherese residente a Vienna.
Viene così creato il primo ente rappresentativo degli ebrei, il WZO (World Zionist Organization), avente lo scopo di organizzare l’esodo verso la Palestina.

Inizio emigrazione ebraica 1880Inizia l’epoca dei transatlantici a vapore e della conseguente emigrazione di milioni di europei verso le americhe. Il fenomeno è destinato a durare fino alla prima guerra mondiale.
Dall’Europa tra il 1880 ed il 1915 emigrano 2 milioni di ebrei verso gli USA e circa 50-70 mila verso la Palestina a quel tempo colonia Turca facente parte dell’Impero Ottomano.
Gli arabi residenti in Palestina iniziano subito a reagire al costituirsi di questa nuova comunità. Si verificano scontri che provocano migliaia di morti.

Fondazione di Tel Aviv 1909
Vicino a Jaffa viene fondata Tel Aviv, la prima città completamente ebraica

Gli Inglesi conquistano la Palestina 1917
Come atto della prima guerra mondiale gli inglesi entrano a Gerusalemme ponendo fine dopo 400 anni al dominio dei Turchi.

Protettorato inglese in Palestina su mandato della Società delle Nazioni (futura ONU) 1920La Società delle Nazioni (predecessore dell’ONU) affida all’Inghilterra il compito di dare alla zona la struttura di uno stato indipendente, popolato da due etnie: araba e israeliana, con 3 lingue ufficiali: arabo, ebraico, inglese.
Gli arabi, che in quel momento sono il 90% della popolazione locale, rifiutano.
Essi chiedono che la Palestina diventi semplicemente uno stato arabo.
Continuano gli scontri tra arabi ed ebrei.
Il mandato inglese, riconfermato dall’ONU, durerà fino al 1948

Tentativo di creare due stati separati 1939
Vista l’impossibilità di creare un unico stato la Società delle Nazioni propone la creazione di due stati, uno arabo ed uno israeliano, con definizione delle frontiere concordata a livello internazionale e consensualmente accettata da arabi ed ebrei.
Gli arabi rifiutano anche questa proposta, mantenendo la loro posizione iniziale.
In questo momento, in Palestina, gli arabi sono circa un milione e gli ebrei mezzo milione.
Invece a livello mondiale gli ebrei sono circa 16 milioni di cui 10 milioni in Europa.

Olocausto 1939-1945Gli ebrei vengono sterminati a milioni nei campi di concentramento nazisti
Dalle stime fatte sulla popolazione esistente prima e dopo l’olocausto, si calcola che siano stati eliminati circa 6 milioni di ebrei.

Immigrazione clandestina in Israele 1939-1948
Le autorità inglesi, per ridurre gli scontri tra arabi ed ebrei, impongono limitazioni all’immigrazione di ebrei in Palestina.
L’arrivo di ebrei però continua in modo clandestino, particolarmente dai paesi comunisti.
Quindi, oltre agli scontri con gli arabi, viene vissuto un periodo di lotta clandestina a base di atti di terrorismo anche contro gli inglesi ad opera dell’IRGUN, fronte di liberazione nazionale israeliano, allo scopo di consentire una libera immigrazione di ebrei in Palestina.
Nel 1947 l’ONU decide la spartizione della regione: 56,47% del territorio a Israele, 42,88% alla Palestina, Gerusalemme zona internazionale.
Attraverso l’Alto Commissariato Arabo creato nel frattempo, gli arabi continuano a rifiutare.

Fondazione dello Stato di Israele 14 maggio 1948 (PRIMA GUERRA arabo-israeliana)La partenza degli inglesi è programmata per il 15 maggio.
Il giorno precedente la partenza gli israeliani proclamano, unilateralmente, la fondazione dello Stato di Israele, presidente David Ben-Gurion
I confini sono quelli tracciati dall’ONU.
USA e URSS riconoscono ufficialmente il nuovo governo, seguiti dalla gran parte degli altri stati, salvo gli stati arabi. Un anno dopo Israele è ammessa all’ONU.
Gli stati arabi circostanti, Egitto, Giordania, Siria, e Irak (nel frattempo riuniti nella Lega Araba) muovono guerra a Israele il giorno successivo, 15 maggio.
Israele respinge tutti gli attacchi e la guerra si conclude dopo 8 mesi, in gennaio del 1949, con il mantenimento dei confini gia tracciati in precedenza dall’ONU.
Conseguenze di questa guerra sono che 750mila arabi fuggono dalla Palestina nei paesi arabi limitrofi, e vengono raccolti nei campi profughi.
Quei profughi arabi residenti nel territorio divenuto Israele, e possessori di case o terreni, perdono le loro proprietà, che vengono confiscate e passano allo Stato.
Al primo censimento la popolazione di Israele è di 872 mila persone, di cui 716 mila ebrei.

Nazionalizzazione del Canale di Suez da parte dell’Egitto estate 1956 (SECONDA GUERRA arabo-israeliana)Il colonnello Nasser con un colpo di stato diventa primo ministro in Egitto nel 1954.
Il 26 luglio 1956 Nasser espropria la compagnia europea che gestisce il Canale di Suez e blocca il Canale di Suez al passaggio delle navi israeliane.
Scoppia una breve guerra con Francia, Inghilterra e Israele alleate contro l’Egitto.
IL 29 ottobre Israele attacca Egitto e Siria con occupazione del Sinai ed alture del Golan
Francia ed Inghilterra però, sotto la pressione di USA, URSS e ONU desistono e il 22 dicembre si ritirano, lasciando il canale all’Egitto.
Sotto garanzia dell’ONU, Israele si ritira dal Sinai un anno dopo l’8 Marzo 1957
L’ONU crea e presidia una zona cuscinetto ai confini tra Egitto ed Israele, per evitare nuovi scontri di frontiera.

Creazione dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) 1964Nel gennaio 1969 alla presidenza dell’OLP viene eletto Yasser Arafat, ancora in carica ai giorni nostri.
Dalla sua creazione l’OLP ha iniziato ad assaltare le frontiere di Israele e dei “territori occupati”,. Assalti in particolare originati dai campi profughi di Giordania e Libano.
Le rappresaglie di Israele verso questi Stati

Guerra dei 6 giorni 5-11 giugno 1967 (TERZA GUERRA arabo-Israeliana)
Egitto e Siria si preparano alla guerra contro Israele ammassando forze ai confini.
L’Egitto, che ora dispone di armamenti forniti dall’URSS, chiede all’ONU di ritirare le forze di interposizione, presenti nella zona cuscinetto per poter scatenare l’offensiva.
Obiettivo dichiarato è la distruzione totale di Israele e dei suoi abitanti.
Nell’imminenza dell’attacco l’Egitto blocca lo stretto di Tiran, di accesso al Mar Rosso da parte di Israele.
Il 5 giugno, giocando d’anticipo, Israele, al comando del generale Moshe Dayan, attacca sia sul fronte egiziano che siriano, distruggendo al suolo 400 aerei arabi, in gran parte egiziani, assicurandosi così la vittoria finale su entrambi i fronti, Sinai (Egitto) e Golan (Siria) Anche la Giordania nel frattempo è entrata in guerra a fianco di Egitto e Siria con il risultato di perdere una zona di Gerusalemme(est) e il territorio West Bank
La guerra si conclude con l’occupazione totale da parte di Israele del Sinai e di tutti i territori abitati dai palestinesi.
Nei territori palestinesi occupati Israele ha iniziato da questo momento a costruire insediamenti israeliani, che saranno fonte di ulteriori problemi a distanza di 20 anni quando Israele accetterà di ritirarsi dai territori medesimi.


Muore Nasser 1970
Sadat diventa Primo Ministro in Egitto.
In un primo momento Sadat prosegue nella politica aggressiva di Nasser verso Israele, insieme ad Assad, Primo Ministro di Siria.
Successivamente però, dopo la sconfitta nella guerra del Kippur, si converte ad una politica di pace verso Israele, ottenendo la restituzione del Sinai.

Settembre Nero in Giordania 1970Con il tempo L’OLP in Giordania è divenuto una forza politico-militare, autonoma dal potere dello stato che lo ospitava, totalmente fuori controllo. Forza che impediva una normalizzazione dei rapporti tra Giordania ed Israele a causa dei continui raid alla frontiera. Si profilava una situazione di caos come avvenuto poi in Libano.
Tutto ciò ha indotto Re Hussein di Giordania a distruggere i campi profughi esistenti sul suo territorio (Settembre Nero), fatto che ha comportato il massacro di migliaia di persone.
Da quel momento il centro dell’OLP si è spostato in Libano, divenuto una sorta di colonia siriana, da dove ha continuato i suoi attacchi.
Successivamente, dopo l’invasione del Libano da parte di Israele, ma soprattutto a causa delle repressioni esercitate dalla Siria, l’OLP ha dovuto emigrare anche dal Libano e rifugiarsi a Tunisi,
L’OLP ha continuato fino al 1974 a respingere la spartizione della regione palestinese in due stati, a non riconoscere lo stato di Israele e a ribadire il diritto dei palestinesi al possesso integrale della zona.

Guerra del Kippur 1973 (QUARTA GUERRA arabo-palestinese)Egitto e Siria lanciano un attacco coordinato a sorpresa il 6 Ottobre, giorno del Kippur, massima festa religiosa ebraica
L’attacco viene respinto con gravi perdite umane e vengono ripristinati i confini del 1967.
Le forze israeliane durante il contrattacco arrivano anche ad attraversare il canale di Suez minacciando l’accerchiamento dell’intera armata egiziana.
L’ONU (appoggiato da USA e URSS) riesce ad imporre una tregua ed a far terminare la guerra il 22 Ottobre 1973, dopo 16 giorni, ed a creare nuove zone cuscinetto tra i contendenti.
Tra le conseguenze di questa guerra ci fu l’embargo del petrolio imposto dai paesi arabi ai paesi occidentali, colpevoli di appoggiare Israele, embargo che causò un forte aumento del prezzo del petrolio, e crisi economiche negli stati europei.

Riconoscimento di Israele da parte dell’OLP 1974
Dal 1974 Arafat, incoraggiato dall’occidente, ha iniziato una svolta politica dalla guerra alla diplomazia
Il 13 novembre 1974 Arafat, invitato all’Assemblea Generale dell’ONU, pronuncia un discorso durante il quale riconosce per la prima volta l’esistenza dello Stato di Israele, auspica le creazione di uno Stato Palestinese e la sua coesistenza pacifica con Israele, sulla base dei confini tracciati dall’ONU nel 1947.

Accordi di Camp David e trattato di pace con Egitto 1979
Per merito del presidente USA J. Carter, dopo due anni di trattative, Israele ed Egitto firmano un accordo di pace il 26 marzo 1979.
A Begin, primo ministro israeliano, e Sadat vengono assegnati i premi Nobel per la Pace
Il trattato prevede la restituzione del Sinai all’Egitto, scaglionata in tre anni.
Con questo si pone termine a 30 anni di guerra tra Egitto ed Israele.
L’OLP e molti stati arabi si oppongono al trattato di pace in quanto non prevede il ritiro di Israele dai territori occupati. L’Egitto viene espulso dalla Lega Araba per avere firmato questi accordi

Assassinio del primo ministro egiziano Sadat 6 ottobre 1981
Durante una parata militare al Cairo, una squadra di militari fondamentalisti islamici, letteralmente “fucila” Sadat seduto in tribuna, da bordo di una camionetta che sta sfilando davanti al palco delle autorità.
Viene eletto a primo ministro Mubarak , tutt’ora in carica, che continua il percorso politico tracciato da Sadat.

Completamento del ritiro israeliano dal Sinai 1982In Aprile 1982 si completa la restituzione del Sinai da parte di Israele.
Questa azione ha implicato lo sgombero forzato degli insediamenti di coloni israeliani nel Sinai, realizzato con l’uso dell’esercito causa la resistenza opposta dai coloni.
In adempimento agli accordi di pace con l’Egitto sono state anche abbattute tutte le costruzioni realizzate dai coloni israeliani.
In Israele questo passo ha provocato fortissimi scontri politici interni. Veniva visto da una parte degli israeliani come la vanificazione dei sacrifici umani provocati dalle guerre sostenute.

Occupazione del Libano da parte di Israele 1982
Invasione del Libano meridionale, da parte di Israele il 6 giugno 1982, allo scopo di annientare l’OLP e far cessare i continui attacchi ai confini.
Durante l’occupazione israeliana avviene un massacro di rifugiati palestinesi a Sabra e Shatila in Libano, ad opera di miliziani favorevoli ad Israele.
Un altro episodio sanguinoso della guerra in Libano è stata la battaglia di Beirut con israeliani da una parte e l’OLP più i siriani dall’altra, battaglia che ha visto il bombardamento di Beirut da parte israeliana con un numero ingente di vittime tra la popolazione civile.
Israele si è ritirata dal Libano nel giugno 1985, a seguito delle pressioni internazionali, senza avere raggiunto gli scopi prefissati, lasciandosi alle spalle una situazione più caotica di prima.

Immigrazione in massa dai paesi dell’ex URSS 1990Settecentomila persone, provenienti dagli stati ex-comunisti di oltre cortina, entrano in Israele dal 1990 al 1996, non più come fuggiaschi clandestini ma come liberi immigrati.
Israele raggiunge i cinque milioni di abitanti

L’Irak bombarda Israele con missili Scud durante la Guerra del Golfo 1991
Con un voltafaccia sorprendente rispetto alle posizioni assunte recentemente, Arafat si schiera con Saddam Hussein, mettendo cosi a repentaglio il proseguimento della sua politica di pace, e la sua credibilità nel mondo occidentale.


Accordi di Pace tra Israele e l’OLP Settembre 1993
Tra Arafat (OLP) e Rabin (Israele) alla presenza di Clinton, vengono firmati accordi per il ritiro di Israele dai territori occupati (conferenze di Oslo)
Viene creata una Autorità Palestinese in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, con compiti di polizia.
Il programma prevede, attraverso un periodo di transizione, il ritiro ed il passaggio all’autogoverno in fasi scaglionate, sotto il controllo di Israele.
Il completamento del ritiro di Israele è condizionato alla pacificazione del territorio.

Continuazione degli attentati da Settembre 1993 a Novembre 1995 (Assassinio di Rabin)
Nonostante la concessione di una autonomia iniziale (Creazione dell’Autorità Palestinese), preludio ai passi successivi verso l’autonomia totale, continuano per più di due anni gli attentati contro Israele.
Come conseguenza la destra israeliana scende in piazza dimostrando contro il governo Rabin per le sue concessioni ai palestinesi.
Il 4 Novembre 1995 un estremista israeliano di destra uccide Rabin

Escalation di attentati. Gli israeliani eleggono prima Nyetaniau e poi Sharon
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Dimensione delle Nazioni in conflitto

Israele
Superficie 22.000 kmq (quasi come la Lombardia)
Popolazione 5 milioni

EgittoSuperficie 1 milione di kmq (di cui 56.000 abitati)
Popolazione 55 milioni

GiordaniaSuperficie 96.600 kmq
Popolazione 3,5 milioni più 850.000 rifugiati

Siria
Superficie 185.000 kmq
Popolazione 13 milioni più 300.000 rifugiati

Iraq
Superficie 430.000
Popolazione 18 milioni

giovedì, ottobre 20, 2005

Cosa siamo e cosa saremo


Adesso è tornato di moda lo scontro ideologico tra i seguaci della teoria evoluzionista (Darwin) e quelli della teoria creativista (biblica) per spiegare le origini della vita, ma in particolare le origini della specie umana.
Negli USA c'è una forte risorgenza della teoria creativista, del soprannaturale, e quindi una forte polemica con i sostenitori del materialismo.
Allo stato attuale della conoscenza non esiste evidenza scientifica a favore di nessuna delle due correnti di pensiero.
Esiste solo una realtà: il mistero della vita.
A metà del 1700 alcuni studiosi si erano convinti che la vita si potesse generare spontaneamente dalla materia organica.
Dopo circa un secolo venne dimostrato che un essere vivente può essere generato solo da un altro essere vivente. E siamo ancora fermi li.
La vita nasce solo dalla vita.
L'origine della vita è un mistero.
Ed è un mistero anche l'abbandono della materia da parte della vita.
Quando una cellula vivente muore non è dato sapere cosa sia uscito dalla materia.
E' uscita la vita, qualcosa di invisibile. La materia è sempre quella.
Gli scienziati materialisti però non si danno per vinti.
Hanno quindi elaborato teorie in base alle quali nelle prime epoche geologiche si è formato un "brodo" particolare che ha determinato l'origine della vita, in forme elementari, che aggregandosi ed evolvendosi hanno dato origine agli attuali esseri viventi.
Mi convincerebbero sulla validità della loro teoria se riuscissero a rigenerare quel "brodo".


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E questo e` il primo punto dove io credo che stai sbagliando.
Dalle prime idee del 1700 si e` più volte dimostrato che in particolari condizioni da materia inorganica possono essere create delle molecole di materia organica.
Questa non e` la vita ma sicuramente e` la base, il punto di partenza della vita.
Nei diversi miliardi di anni da quando apparvero queste molecole il fenomeno si e` certamente ripetuto più volte. Nella nostra piccola e limitata vita riesce difficile pensare che un evento impieghi miliardi di anni per realizzarsi, ma e` anche difficile credere che la terra su cui camminiamo si stia spostando. Per non parlare dei trenta metri di spostamento, nel giro di pochi istanti, dell'isola di Sumatra dopo il terremoto e lo tsunami.

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Non si capisce in ogni caso cosa cambierebbe circa il mistero della creazione.
Anche la teoria darwiniana della derivazione dell'uomo dalla scimmia, piccolo anello di congiunzione nella evoluzione della specie, che non scalfisce minimamente il mistero della creazione, ha mostrato nel tempo grosse lacune.
Quando la teoria venne elaborata ci si aspettava che con il passare del tempo venissero alla luce reperti di resti umani che dimostrassero le tappe di evoluzione, cioè gli anelli di congiunzione tra i vari momenti.
In un secolo e mezzo non è venuto fuori quasi niente.
C'è poi un grosso punto interrogativo.
Darwin sostiene che l'uso degli organi ne determina lo sviluppo.
Ad esempio i nostri arti anteriori, da piedi sono diventate mani, a furia di usarli in un certo modo.

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Questo e` un altro punto dove credo che stai sbagliando.
La teoria che l'uso di un organo ne determini lo sviluppo e` proprio quella che la teoria dell'evoluzione di Darwin ha smontato.
La teoria di Darwin sostiene che una specie e` in continua evoluzione perché ad ogni individuo che nasce, e spesso anche durante la sua vita, si producono dei cambiamenti.
Questi cambiamenti possono essere peggiorativi o migliorativi della qualità della vita, possono renderlo più debole o più forte per sopravvivere in un determinato ambiente.
Questi cambiamenti si trasmettono alla prole ma spesso non appaiono in modo evidente fino a quando un individuo che li porta non ne incontra un altro con gli stessi cambiamenti.
Ne deriva un rafforzamento di questi caratteri devianti e se questi rendono l'individuo piu` forte faciliteranno la sua sopravvivenza.
Ricordo che in una rivista dove veniva trattato l'argomento veniva portato l'esempio della giraffa. Non ricordo esattamente da quale altro mammifero abbia la sua origine , ma per quanto un individuo si sforzi di allungarsi per raggiungere il cibo non potra` mai trasmettere un collo piu` lungo. Ma se un giorno si verifica un cambiamento genetico per cui un collo piu` lungo permette alla specie di mangiare senza dovere competere per il cibo con altre specie, permettera` anche che quegli individui vivano piu` a lungo, si incontrino e piu` facilmente trasmettano il cambiamento alle generazioni future.
Se nel loro ambiente individui col collo piu` lungo trovassero piu difficile cibarsi morirebbero prima ed il cambiamento genetico si perderebbe.
Per tornare all'esempio che tu citi, i nostri arti anteriori da piedi sono diventati mani perche` si e` creato un cambiamento. Sembra che l'origine dell'uomo siano le savane dell'Africa, dove gli individui che stando eretti potevano vedere piu` lontano, avevano piu` possibilita` di vivere.
Ancora piu` possibilita` di sopravvivenza avevano quegli individui in cui un cambiamento genetico a quegli arti non piu` usati per muoversi, permetteva di manipolare oggetti, sia per portare il cibo alla bocca, sia per costruirsi un'arma.
Il fatto che non si sia mai trovato l'anello di congiunzione fra i vari momenti dell'evoluzione non lo trovo determinante. Primo perche`, secondo me, non e` del tutto vero.
Si sono rinvenuti molti resti che potrebbero rappresentare, e probabilmente lo sono, dei tentativi che poi si sono estinti perche` non si erano create le condizioni giuste. Direi dei rami secchi dell'albero genealogico.
Secondo perche` l'uomo, fino ad un migliaio di anni fa, non era ancora dilagato sul pianeta e poi, proprio la sua intelligenza, non si lasciava sorprendere dagli eventi nei luoghi piu` pericolosi.
Pero` a questo punto viene spontaneo domandarsi che cosa causa questi cambiamenti.
Perche` nascono individui con il collo piu` lungo fino a diventare giraffe? Perche', se prendiamo ad esempio l'uomo, sono nati individui con arti piu` adatti alla corsa ed alla manipolazione degli oggetti, con un cervello piu` sviluppato e che ha permesso di sopravvivere malgrado la debolezza fisica, che ha permesso di sviluppare la societa, l'arte, la tecnologia fino a tutto quanto oggi abbiamo? Molti hanno cercato di dare spiegazioni, a volte strampalate, a volte ragionevoli, ma nessuna definitiva.

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Ebbene, risulta che il cervello umano è larghissimamente sovradimensionato rispetto all'uso che se ne fà.
Se ben ricordo è maggiore di qualche centinaio di volte (posso sbagliare la cifra, anche per difetto) rispetto all'utilizzo che l'uomo ne fa.
Questo è in clamorosa contraddizione con la teoria evoluzionista.
Sembra invece piuttosto il progetto di un essere destinato a fare cose inimmaginabili.

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Non saprei stabilire quali potenzialita` abbia il cervello ma nessuno ha ancora spiegato perche` l'uomo ha una coscienza di vivere.
Non so se la sua intelligenza lo ha portato a sviluppare questa coscienza o e` stato il contrario.
Ma qualcosa lo ha portato a cercare la conoscenza e forse solo usando tutta la potenzialita` del cervello ci arrivera`. Ma credo che siamo ancora lontani dal traguardo.
Nei secoli passati ci sono stati uomini che hanno compiuto gesti di grande bonta`, che hanno studiato e lavorato per il progresso. Ma ci sono stati anche uomini capaci di grandi cattiverie mostrando un lato dell'uomo ben miserevole.
Se guardiamo al comportamento dell'uomo in questo tempo, per come sta sfruttando l'ambiente sembra esserci un futuro senza speranza.
Ma io sono ottimista. Anche se penso che l'idea dell'evoluzione sia giusta non la trovo in contrasto con la creazione. Possiamo davvero credere che tutto quanto esiste dal Big Bang 15 miliardi di anni fa sia solo dovuto al caso?
Dio ha creato il mondo in sei giorni, ma cosa rappresentano i sei giorni? Sei ere nella storia dell'universo? Ora viviamo il settimo giorno e Dio si riposa.
Sicuramente l'uomo e` stato creato con un potenziale per permettergli di risollevare le sue sorti.
Anche se non c'e` ne rendiamo conto non stiamo sempre cercando risposte alle nostre domande e non stiamo cercando di raggiungere un traguardo? Anche se ora l'uomo sembra vivere in modo molto materialistico perche` ha sempre coltivato una vita spirituale?
E` solo il caso?

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Con affeto
da Franco Valsecchi
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So di aver divagato, ma a volte anche poche righe fanno riflettere molto e ho voluto mettere in scritto queste mie riflessioni.

Ciao.
Giovanni

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Bellissimo il tuo testo Giovanni !!!!
Vedo che sei molto ferrato sull'argomento.
Non oso contestarti.
Anche perchè condivido sotanzialmente le tue conclusioni.
La teoria dell'evoluzione formulata da Darwin può essere benissimo vera, ma non spiega certo il mistero della creazione.
Inoltre, anche se l'evoluzione appare un processo casuale i risultati richiamano un disegno, un progetto.
La natura si muove in modo caotico ma il suo insieme è un progetto meraviglioso che non può essere frutto del caso.
Rimango scettico sull'origine della vita dalla materia, ma in ogni caso anche questo, se è vero, è frutto della creazione.
Se mi scrivi ancora sull'argomento mi fa certo grande piacere.

Ciao Giovanni
Con affetto da Franco

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Questo dialogo che abbiamo iniziato mi stimola a continuare, anche perchè ho capito che posso imparare molte cose da te.
Il mistero della nostra esistenza è affascinante. Ma non solo della nostra esistenza, bensì dell'esistenza dell'intero universo, è affascinante.
Ho riflettuto sulla possibilità che la vita sia nata sulla terra come prodotto della materia e non riesco proprio a crederci.
Al di la del fatto che queste condizioni particolari che avrebbero provocato il fenomeno, se sono esistite dovrebbero essere riproducibili.
La vita richiede un ambiente mite.
La vita non è compatibile con condizioni estreme che oggi non possono essere riprodotte.
Ma il punto fondamentale secondo me è che la vita è qualcosa di estraneo alla materia.
Se prendiamo l'essere vivente più piccolo, questo è un animale monocellulare.
Una sola cellula è un essere vivente dotato di alcune prerogative fondamentali all'esistenza in vita: capacità di alimentarsi, di riprodursi e istinto di sopravvivenza.
In particolare quest'ultima proprietà richiede l'esistenza di intelligenza + memoria, sia pure in termini elementari.
Chiunque avrà visto un piccolissimo insetto fermarsi per non farsi scoprire da qualcuno che per lui rappresenta un pericolo. Poi la vita è invisibile.
La vita abita la materia, ma quando esce di scena non si può osservare alcun cambiamento nella materia, salvo il fatto che la materia non si muove più. Da quel momento la materia vivente inizia a degradare ma nell'istante della morte risulta immutata nei suoi componenti.
Non si sa cosa sia la vita. Se ne vedono solo gli effetti sugli esseri viventi.
Io sono disponibile a credere nelle teorie evoluzionistiche per cui dalle forme di vita più elementari si è passati ad esseri complessi costituiti dall'aggregazione di milioni di cellule.
L'insieme di questi esseri costituisce quello che chiamiamo la natura, un insieme incredibilmente complesso, un sistema integrato di vegetali e animali necessari gli uni agli altri, con al vertice l'uomo.
E' assolutamente incredibile che questo sistema sia il frutto di una serie di casualità.
Se noi consideriamo impossibile che un gatto camminando sulla tastiera del pianoforte casualmente suoni la quinta sinfonia di Beethoven stiamo pensando ad un evento del quale si può calcolare la probabilità, sia pure piccolissima, microscopica, che avvenga, perchè è il calcolo su un numero "finito" di possibili eventi.
La probabilità invece che il sistema natura si sia materializzato casualmente non è calcolabile dall'uomo, nonostante le conoscenze matematiche ed i formidabili mezzi di calcolo d'oggi.
La natura è per forza di cose il prodotto di un processo pilotato.
Da chi ?
Spero di poter continuare questa discussione, magari con il contributo di altri amici.
Ciao Giovanni
Ciao a tutti gli amici
da Franco

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Caro Franco,
mi aggiungo anch'io alla discussione che hai proposto.
A mio modo di vedere, le domande poste sulla vita (tue e di Giovanni) sono valide anche per la materia.
Per cominciare a ragionare sull'argomento può essere un buon metodo quello di partire dalla nostra esperienza e dalla realtà davanti a noi, non facendoci condurre ( ma solo eventualmente aiutare) da tutto quello che filosofi, scienziati, religioni hanno espresso.
La vita non può prescindere dalla materia: entrambe cadono sotto i nostri sensi. Noi registriamo quando un "qualcosa" comincia a vivere e quando muore. La vita vive in una materia; forse si può dire che la materia prende una forma particolare di essere quando inizia a vivere; sicuramente si trasforma nel suo corso.

Una nascita è una novità: "qualcosa" che prima non c'era ed ora comincia ad esserci; hai ragione tu quando dici che la vita nasce solo dalla vita. Attraverso l'atto sessuale dell'uomo-animale (o anche con metodologie sostitutive) si trasmette la vita; ritengo comunque che in entrambi i casi da un punto di vista del risultato non ci sia differenza.
L'uomo (coppia o medico che sia) usa quello che la natura gli offre per ottenere il suo scopo di riprodurre la vita, ma la materia prima di cui si serve non è frutto della sua capacità e quello che ne esce (cioè tutti i particolari del nascituro) travalica la sua conoscenza e volontà.

Probabilmente in futuro il parco delle nostre conoscenze si amplierà in modo incredibile, e tante cose che oggi ci appaiono inspiegabili si sveleranno, perchè la volontà di intelligenza dell'uomo non si può arrestare;. l'uomo ha dentro di sè l'ansia di conoscere ciò che al momento è al di là dell'orizzonte, sicuri che ogni conquista non è che una tappa (l'emblema di Ulisse è quanto mai calzante). Ciò si riferisce alla vita biologica, ma a anche a tanti altri aspetti.
Tuttavia il termine essenziale del problema rimane: conoscere il come, il perchè e il chi, in riferimento a tutto.
Il bambino stesso, facendo un esempio, ha bisogno di avere risposta a come è nato, il perchè sia nato e chi sono i suoi genitori. Ma un conto è conoscere, un conto è produrre l'atto. Un conto è venire a conoscenza di un processo, un altro è la nostra capacità di modificarlo o di crearlo.

Se prendiamo ad esempio le leggi della natura, certamente oggi ne sappiamo di più di una volta e possiamo di conseguenza utilizzare gli ingredienti che abbiamo a disposizione per migliorare la qualità della nostra vita; ma quanto a creare nuove leggi e nuovi ingredienti direi che siamo impotenti. La teoria evoluziosta sicuramente avrà tanti elementi validi, ma sicuramente non esurisce l'argomento (il tuo esempio del cervello lo dimostra). Condivido poi ciò che dici riguardo all'"età" della teoria.
E veniamo alla tua affermazione per me fondamentale:
"Esiste solo una realtà: il mistero della vita". Sembra un assurdo, ma la frase è profondamente vera, perchè occorre ammettere che noi non afferriamo tutta la realtà (cioè qualcosa che esiste indipendentemente da noi), e in termini ultimi non la possediamo.

Rimane infatti un mistero di fondo, che noi abbiamo il compito di conoscere sempre di più, secondo le nostre possibilità e senza la presunzione di esaurirlo. Forse questa della vita, non è l' unica realtà, ma ciò non inficia il tuo concetto.
Da sprovveduto penso che a questo punto ci siano due possibilità: o credere che tutto (l'universo, la terra, gli uomini, gli animali etc), si siano creati dal nulla per effetto di una casualità ( sono gli atei; direi che sono sicuramente minoritari, e certamente tra gli scienziati ce ne sono stati molto pochi e tuttora sono numericamente esigui) o che ci sia un Attore in tutto questo, un Dio che ha voluto ed è stato capace di creare dal nulla il tutto.
La seconda ipotesi sembrerebbe oltretutto, come dice Giovanni, molto più logica, cioè in linea con la nostra esperienza di uomini: questo criterio è molto più sano di quello usato da molti, che anteponendo schemi ideologici o per interessi, mirano ad indebolire le certezze evidenti per condurre le persone alla voragine del nulla (sopratutto i giovani) e successivamente sottometterle al loro potere.
Cordialmente,
Bruno Gobbi

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Caro Bruno
Mi compiaccio per il tuo impegno ad entrare in discussione.
L'argomento è talmente vasto e aperto che si potrebbe discutere per mesi.
Io e te siamo più o meno allineati sulla stessa posizione.
Per soffiare sul fuoco occorrerebbe uno che la pensa diversamente da noi.
Speriamo di trovarne qualcuno.

Ciao
da Franco

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sabato, ottobre 15, 2005

La Maria - piena-de-pioecc

L’ambiente
Siamo a Milano nei primi anni del dopoguerra, diciamo dal 1945 al 1950, nella zona del Naviglio Grande che va dalla Darsena di Porta Ticinese ai primi ponti sul Naviglio, cosidetti di via Corsico, via Casale e via Valenza.
Sulla sponda sinistra del Naviglio, per chi viene dalla Darsena (Ripa di Porta Ticinese) viaggiano il Tram 19 e il tram de Biagrass.
Sulle due sponde del Naviglio circolano carretti a traino animale (umani, somari e cavalli), biciclette, tricicli, motorini e Lambrette.
I sciuri pasen via in machina estranei al panorama.
Non li vediamo neanche.
Nel Naviglio si muovono pigri i barcun, pieni di sabbia del Ticino, che stanno per completare il loro viaggio verso la Darsena.
Dalle finestre delle case prospicienti il Naviglio si può godere la vista di questo teatrino di vita quotidiana.Nei giorni di pioggia, quando sei pervaso da una sottile malinconia, puoi rimanere ore alla finestra ad osservare questo pulsare di vita, sempre uguale e sempre diverso, conosciuto ma sempre nuovo.
Assisti allo scorrere della vita.
Nelle sere afose d’estate, balconi e finestre sono affollati.
La gente scende anche in strada a sedersi sulle sponde del Naviglio, in particolare sulla sponda destra (Alzaia Naviglio Grande), dalle parti del Vico Lavandai.Il Naviglio diventa un ritrovo.
La gente se ne sta a prendere l’aria fresca del Navili e a ciciarà(chiaccherare).
A volte c’è anche lo spettacolo dei ragazzi che si tuffano dai ponti nell’acqua del Naviglio.
Sarebbe proibito.
Ogni tanto arrivano i ghisa in biciclèta e c’è il fuggi-fuggi, spettacolo anche questo.
In questo piccolo mondo di periferia sotto gli occhi di tutti, unico nella nostra città, domestico, paesano, vivo di gente indaffarata e non, de gent che va a butega, di artigiani che vanno a rintanarsi nei loro tuguri a piano terra delle case di ringhiera, e di altri tipi più disinvolti, gent cun la scèna frègia.
In questo mondo casereccio, fatto di gente semplice e conosciuta, avvengono episodi di vita sotto lo sguardo di tutti, vissuti da tutti.
Fatti gioiosi o tristi, spiritosi e coloriti degni di scenette da avanspettacolo, oppure malinconici, a volte penosi.Esistono personaggi di quartiere familiari a tutti, con i loro nomi, ma soprattutto con i soprannomi.
Ci sono macchiette, venditori ambulanti con i loro richiami, ubriaconi, ladruncoli che van denter e foera de San Vitur, barboni, donnette di carattere allegro oppure allegre a pagamento, gente che al sabato sera si gioca ai dadi sul marciapiede la paga settimanale.

Il fatto
Uno di questi personaggi a l’è la Maria-pièna-de-pioecc.
Una vecchia barbona che dorme sotto i ponti del Naviglio e gira per le strade del quartiere raccattando roba.
La Maria è una donnetta magra, sdentata, con i capelli a trecce, raccolti dietro la nuca a michetta, come si usava un tempo.
Entra in tutti negozi e tutti le danno qualcosa.
In un giorno di euforia i buontemponi di un bar della Ripa, forse a seguito di una scommessa, inventano uno spettacolo a favore del quartiere.
Offrono alla Maria-pièna-de-pioecc la possibilità di dare pubblico spettacolo in cambio di una congrua somma raccolta tra loro, una somma che poteva valere tra cinquanta e centomila lire di oggi. (mille o duemila lire di allora) Il gruppo di amici chiede alla Maria di fare il suo bisogno sulle rotaie del tram, a mezzogiorno, nel pieno del traffico di operai e artigiani che vanno a casa per il pranzo.Si instaura una trattativa con la Maria, sulle modalità e sul prezzo.
L’accordo è felicemente raggiunto e lo spettacolo si farà.
L’appuntamento è per il giorno successivo all’altezza del ponte di via Corsico.
Tutto il quartiere ne è informato e vive gioiose ore di attesa.
Il giorno dopo, una decina di minuti prima dell’evento, si raduna una piccola folla che fa cerchio attorno alla Maria, la protagonista, e blocca il traffico in anticipo.
Alle finestre ci sono gli abitanti del quartiere in trepida attesa.
I possessori di balconi ospitano vicini ed amici. E’ una tribuna allegra, felice, partecipante.
Intanto arrivano due vetture del “Tram 19”, una per ciascun senso di marcia, e rimangono in attesa, con i viaggiatori, che, volenti o nolenti, partecipano allo spettacolo.
A mezzogiorno la strada è invasa dalla gente.
Quando viene dato il via la Maria va in mezzo alle rotaie, si alza la gonna e si mette in posizione, dovendosi solo accosciare in quanto non indossa le mutande.Comincia quindi il tentativo di evacuazione.
Lei ha dei problemi iniziali. La cosa richiede un poco di tempo.
Maria spinge incoraggiata dalla folla entusiasta.
Emette dei piccoli muggiti intervallati da pause, imprecazioni e commenti. La gente incita: dai Maria che te ghe la fè !!! .....porta pasiensa, ghe voer el sò temp, ..... anca mi tanti volt fu fadiga,...... forsa forsa Maria !!! Ed ecco che dopo qualche minuto il tentativo va a compimento. Maria con un muggito finale, seguito da un lungo sospiro conclusivo, scarica il frutto dei suoi sforzi sulle rotaie del tram raggiungendo felicemente il traguardo.
Dalla strada parte un grande applauso che si propaga alle finestre ed ai balconi insieme ad acclamazioni : brava Maria !!! Maria estrae quindi dal suo fagotto una pagina di giornale e si pulisce accuratamente, tra gli applausi ed il consenso generale.
Ricomposta la gonna e raccolto il suo bagaglio, va dal capo clan a ritirare il compenso pattuito.
Con un ampio gesto della mano saluta tutti e si allontana orgogliosa e soddistatta, accompagnata dal plauso e dall’affetto di tutti, lasciando sulle rotaie la testimonianza della sua onesta prestazione.

Franco










































La sagra di Foxi

PREMESSE
La sagra di Foxi è sempre ovviamente esistita.
Oggi sarebbe impossibile datarne un inizio, cosi come per tutte le altre feste di paese.
Renata e lo scrivente, suo consorte, frequentano la Vallarsa, anzi, Foxi di Vallarsa, dal 1964, e da allora, ogni anno, sono stati testimoni e parte attiva della sagra di San Rocco, nel giorno del 16 di Agosto. Noi eravamo ospiti dell’albergo La Lanterna, i cosiddetti foresti per la gente della Valle.
L’epicentro della festa è sempre stato l’albergo, all’epoca gestito da Mario Fox, marito di Pina, scomparso da più di vent’anni.
La sagra di Foxi era un’allegra festa di paese, in famiglia, come tante altre, senza una sua fisionomia specifica. C’era (e c’è tutt’ora) la Santa Messa nella chiesetta di San Rocco e fuori dalla chiesa qualcuno preparava su un tavolino dei dolci ed una bicchierata per quando la gente usciva dalla celebrazione.
Ogni anno gli ospiti dell’albergo si inventavano in modo estemporaneo le cose più varie, dalla caccia al tesoro a recite teatrali o danze sulla terrazza dell’albergo stesso, con palloncini luminosi e bandierine sulla strada a richiamare l’attenzione dei passanti.
Ad un certo punto è però nato qualcosa di diverso, di personalizzato e unico nella Valle, punto di partenza dell’attuale Sagra di Foxi.
La svolta è stata l’introduzione del risotto, divenuto il simbolo, l’icona della festa di Foxi.
Il conteggio degli anni di vita dell’attuale sagra, che raggiunge i trent’anni il prossimo mese di Agosto 2005, inizia dal risotto.

I PADRI FONDATORI

La data di nascita è Agosto 1976, sponsor propiziatore Mario Fox da sempre gasato all’idea campanilistica di fare una sagra più bèla de tute le altre.
Il ruolo di esecutori materiali lo hanno rivestito due carissime persone, ora scomparse.
Erano Alfredo Napoli di Verona, cuoco in pensione, che aveva comprato una casa sulla strada statale di fronte alla fontana, e Angelo Pampuri, milanese e milanista, padre di Renata e campione dello “stare in compagnia”.
Per avere un’idea del carattere di Angelo si consideri che io l’avevo affettuosamente ribattezzato el Rè de la Barona per merito delle sue conclamate avventure giovanili.
(La Barona è un quartiere periferico di Milano).
Noi quell’anno eravamo assenti per ragioni di lavoro.
IL RISOTTO
Come già ho detto, il risotto è stato l’elemento caratterizzante della festa nella veste attuale.
Alfredo Napoli si fece promotore di una iniziativa rivoluzionaria proponendo ad Angelo Pampuri una grande collaborazione, consistente nel preparare e distribuire risotto a tutti i festaioli.
Angelo Pampuri, non poteva rifiutare la proposta del Napoli, pena una seria perdita di prestigio personale. E fu così che il giorno di San Rocco, all’ora di pranzo, i due portarono in strada una pentola di risotto ai funghi, piatto poco conosciuto all’epoca in Vallarsa, e lo distribuirono ai partecipanti. Oggi può apparire strano che il risotto fosse qualcosa di raro, di esotico nelle Valli Trentine.
Qualcuno potrebbe chiedersi: ma come, non sapevano fare il risotto?
Che si stia parlando del 1800 ?
Nossignore, stiamo parlando con cognizione di causa della Vallarsa di qualche decennio fa.
Il luogo dello storico evento era l’intorno della fontana sopra menzionata, sulla Strada Statale.
La cosa ci venne raccontata a tempo debito dal nostro Angelo, con toni trionfalistici usuali al suo carattere. Noi non potevamo lasciar cadere la cosa nel vuoto.
Dopotutto facevamo parte a pieno titolo della dinastia del Rè della Barona.
CRESCITA
L’anno successivo tutta la famiglia, più amici e parenti, era quindi in pista per dare lustro alla sagra di Foxi, insieme ad altri volonterosi.
Già si era pensato ad una migliore sistemazione logistica e la festa venne quindi spostata nell’area attualmente adibita a parcheggio dell’albergo, qualche decina di metri sotto la Strada Statale. Con l’usuale entusiastico incitamento di Mario Fox, usando tavoli e sedie di fortuna, venne accolta una piccola folla e distribuito il risotto.
Risotto previamente preparato nella cucina dell’albergo.
Insieme al risotto ha sempre fatto parte del programma il Vaso della Fortuna, rituale ereditato dalla preistoria della sagra, foriero di inaspettate felicità per tutta la brava gente.
La Signora Dolores Nicolini si prese in carico il Vaso della Fortuna fin dall’inizio.
E fu sera, e fu mattina.
EVOLUZIONE
Per un periodo considerevole di tempo, pressappoco fin verso il termine degli anni 80, la sagra si è svolta nell’area del parcheggio sopra menzionata, appoggiata alle strutture dell’albergo stesso.
Durante questa fase ci furono anche alcune apprezzate partecipazioni del Coro Pasubio.
Poi, non ricordo esattamente quando, “il circo” della sagra si è spostato in giù nella piazzetta al centro dell’abitato, andando ad occupare la sua sede attuale.
In concomitanza a questo spostamento, il programma si è arricchito di due importanti prestazioni : gli stroboj dolce tipico della Vallarsa e la festa danzante, raggiungendo così lo status attuale. La festa è quindi divenuta un evento con una sua precisa fisionomia, un momento di riunione, di socializzazione, di amicizia.
IL LAVORO
Quanto e quale lavoro, sudore e incazzature richiede la realizzazione della festa ?
Innanzitutto è importante considerare che la sagra non dispone di un suo spazio privato, come succede invece per altri luoghi più fortunati, spazio che permetterebbe di distribuire il lavoro preparatorio in più giorni.
Nel nostro caso gran parte delle cose devono essere fatte nel giorno stesso della festa, per non occupare oltre il lecito la piazzetta.
Come per tutte le feste esistono tre fasi di lavoro: il prima, il durante, il dopo.
Mentre il durante è visibile a tutto il pubblico, e penso sia superfluo descriverlo, il prima ed il dopo sono vissuti e conosciuti solo da chi partecipa al lavoro.
Proverò quindi a descrivere qui in poche righe l’ attività di queste ultime due fasi. Il prima consiste inizialmente con la gestione organizzativa del tutto, il malditesta di ricordarsi di tutte le cose da fare.
Settimane prima dell’evento si devono espletare una serie di adempimenti burocratici presso gli enti pubblici, seguiti dall’ordinazione di alimentari bevande e materiali accessori.
Non ultima la preparazione e distribuzione dei manifesti con l’annuncio della sagra.
Si continua il mattino della festa con l’installazione della pedana per il ballo sull’acciottolato della piazzetta, lavoro impegnativo per numero di persone e complessità del compito.
Contestualmente alla pedana si deve installare l’impianto di illuminazione, fatica piuttosto ostica in quanto non esistono attacchi luce nella zona adibita a ballo-e-musica.
Nel primo pomeriggio urge mettere in posizione tavoli e panche, nonché allestire le zone cottura risotto e stroboj, con fuochi, bombole, pentole, tavoli, e tutte le materie prime mangerecce e non.
Non ultima la preparazione del sugo con i funghi nella cucina dell’albergo.
E qui termina il “prima”.
Il dopo inizia a mezzanotte finito il ballo, con una bagarre paragonabile ai tempi supplementari di una partita, quando generalmente ai giocatori vengono i crampi alle gambe.
Una volta lanciato il perentorio ordine di stoop !!! alla musica bisogna liberare la piazzetta.
Questi sono i tempi supplementari. L’Armata Brancaleone di quelli che hanno lavorato tutto il giorno si mette di buona lena a togliere l’ambaradan dal suolo pubblico.
E’ anche capitato, di dover convincere una compagnia de foresti ‘mbriaghi che era venuta l’ora di sgombrare la piazza, e quindi poter recuperare il tavolo. Verso l’una di notte si spengono le luci. Foxi ritorna sè stessa.
Rientra nella sua quiete, nella pace incantata delle montagne incombenti. Sotto la cupola celeste, magicamente tempestata di diamanti, ci incamminiamo malinconici ma felici verso casa. La Luna, curiosa e discreta assiste benevolmente, spalmando sulla scena la sua magica morbida luce. C’è il silenzio, quello vero, cosmico, assoluto.
Verso le due di notte si prende sonno, rivisitando ad occhi chiusi la lunga giornata, il travaglio vissuto, ripensando alle cose fatte, alla gente incontrata ….
Ma il dopo non è finito.
Quando il sole, al mattino successivo scaccia la luna, ricomincia a girare la giostra del circo Foxi. Per liberare completamente la piazzetta si deve smontare la pedana, ed anche l’impianto di illuminazione. Rimangono tuttavia ancora da lavare le pentole, e da restituire alla Coop gli alimentari e bevande non consumati. Arrivederci l’anno prossimo
I COLLABORATORI
Il percorso della sagra, come ho tentato di spiegare, è stato negli anni lungo e laborioso. Attraverso un trentennio molti amici si sono dati da fare per aiutare la festa, residenti a Foxi ma anche nei centri circostanti: Raossi, Costa, Anghebeni.
Alcuni si sono offerti a titolo permanente, altri in particolari periodi e occasioni, tutti hanno contribuito a vario titolo, con grande senso di amicizia, a far crescere la sagra.
Abbiamo ricevuto preziosi aiuti, e continuiamo a riceverne da molte persone.
Per affetto e dovere di riconoscenza ho ricordato all’inizio i nomi dei padri fondatori.
Sarebbe bello nominare individualmente uno per uno anche tutti gli altri che si sono susseguiti nel tempo, ma mi riesce difficile farlo.
Temo di commettere ingiustizie dimenticando qualcuno.
Spendo le ultime righe per lanciare un amichevole appello a tutti quelli che volessero rendersi disponibili a dare una mano per portare avanti la sagra. In particolar modo ai bocia, per ringiovanire i ranghi, nella speranza di perpetuare nel tempo questa simpatica festosa tradizione, alla quale noi siamo condannati a voler bene.
Franco




































































sabato, ottobre 01, 2005

Aiutare l'Africa

AIUTARE L’AFRICA (prima parte)

1-PremessaL’Africa muore ogni giorno di più
Come per uno che ha perso il treno, l’Africa si allontana ogni giorno di più dal mondo ricco (nazioni industrializzate).

Le prediche
La Chiesa predica contro questo scandalo, mettendo in evidenza le sperequazioni tra le nazioni, ed è suo dovere farlo per svegliare le coscienze, creare un movimento di opinione.
Questo è certamente un compito, un dovere, della Chiesa.
Ma questo è solo il primo passo per far cambiare qualcosa.
Altri passi concreti e impegnativi devono seguire da parte di tutti, dagli Stati, dalla comunità delle Nazioni nel suo insieme, se si vuole togliere l’Africa da questa situazione.

Il peccato di essere ricchi
Come ho cercato di spiegare in miei scritti precedenti (Siamo tutti americani e Istinto di sopravvivenza) secondo la mia opinione la situazione della diversità tra noi e l’Africa non è dovuta a nostre colpe, a nostri “peccati” (a meno che l’essere diventati ricchi non rappresenti un peccato) E’ dovuta semplicemente al nostro lavoro, alla nostra filosofia di vita, nel corso degli ultimi cinque secoli.
Non esiste di conseguenza un dovere di pentimento e autofustigazione a causa della nostra ricchezza e della povertà altrui.

Il peccato di non aiutare
Esiste invece il dovere dell’aiuto, concreto, consistente, adeguato alla situazione, verso l’Africa. Dovere cristiano, ma anche semplicemente umano, al di la di ogni fede religiosa.
Ed è qui che l’Occidente industrializzato manca. Questo è Il peccato; quello di non aiutare adeguatamente l’Africa povera a risollevarsi e camminare insieme al mondo sviluppato.

Il volontariato
Molti volontari, in particolare i missionari cattolici ma non solo, si sacrificano, offrendo la loro vita. Sono autentici eroi
E’ sicuramente un grande esempio, uno stimolo per tutti a dare, ma non può essere di per se la soluzione del problema. E’ un sacrificio grandioso per chi lo fa, ed è anche un grande contributo per quelli che lo ricevono, ma non può assolutamente rovesciare la situazione. Il problema ha dimensioni mille volte più grandi.

L’elemosina delle nazioni
Le nazioni industrializzate, oggi come oggi, fanno l’elemosina all’Africa. Il massimo visibile consiste nel condonare il debito esistente. Non può essere sufficiente
Fintanto che si fa l’elemosina non si rovescia la tendenza.
Di questo passo molte nazioni africane verranno cancellate dalla geografia
I loro abitanti emigrati oppure morti

I governi africani: ladri
Fra i tanti problemi esiste quello dei politici, dei governanti africani, gente che in gran parte ha la vocazione del protettore di prostitute.
La corruzione impera a tutti i livelli in Africa, livello politico e livello burocratico. Chi ha un briciolo di potere lo fa pesare per ottenere vantaggi personali. Questo è un grande freno allo sviluppo ed è un problema difficile da risolvere.

Le necessità
Per far uscire l’Africa dalla situazione attuale bisogna elevarla a livello di area sviluppata nelle infrastrutture e industrializzata.
Bisogna portarla ad una pari dignità con il nostro mondo, dove questo continente possa scambiare prodotti con noi, per ottenere quello che gli manca.
E’ necessario un grande sforzo di cooperazione a livello di grandi nazioni.

Chi deve muoversi
L’iniziativa deve essere presa dai politici, che a loro volta devono coinvolgere le grandi aziende, le multinazionali (sissignore, proprio loro, le famigerate multinazionali) uniche detentrici della forza e capacità realizzative necessarie. Le piccole e medie imprese possono partecipare al seguito, a complemento, delle multinazionali
Il tutto deve avvenire a livello continentale, o meglio ancora sarebbe a livello mondiale. Sempre con la presenza garantista degli Stati, che devono mettere i capitali a fondo perso, e con la supervisione stretta e continua degli enti mondiali, tipicamente l’ONU.
Diversamente l’Africa continuerà ancora ad essere una entità bisognevole di carità, fino alla conclusione ultima, apocalittica, di sparire dalla carta geografica, quantomeno per una parte delle sue Nazioni.


2- Situazione attuale

L’agricoltura
In gran parte dell’Africa, la gente vive di una agricoltura arcaica, primordiale in termine di mezzi utilizzati, simile a quella europea di cento o duecento anni fa, con l’aggravante della difficoltà all’irrigazione.
Un’agricoltura dove generalmente ciascuno produce manualmente quello che serve alla famiglia per sopravvivere, e si nutre di quello che produce.
Quando arriva una carestia, una siccità, non c’è scampo. Si muore e basta
L’Africa è però anche una realtà molto diversificata e come tale include organizzazioni agricole in grado di esportare prodotti. Queste avrebbero bisogno di moltiplicarsi e trovare mercati di sfogo nel mondo.

Le infrastrutture
Mancano inoltre le infrastrutture, che sono propedeutiche a qualsiasi sviluppo: ospedali, scuole, strade, ferrovie, pozzi e reti idriche ad uso abitativo e irriguo, reti elettriche e di telecomunicazione, reti per l’immagazzinamento, la conservazione e distribuzione dei prodotti agricoli.

L’esportazione dall’AfricaPer acquistare prodotti industriali a loro mancanti, gli africani possono vendere prodotti minerari, dove e quando esistono.
Però il grosso della loro economia è costituito dai prodotti agricoli, che costituiscono i tre quarti del PIL (Prodotto Interno Lordo) L’agricoltura occupa i due terzi della forza lavoro.
L’Africa ha quindi la necessità vitale di esportare prodotti agricoli. E’ tutto quello che sa fare oggi.

L’importazione di prodotti agricoli nel mondo occidentaleI paesi indusaletrializzati però proteggono mediante tasse all’importazione la loro agricoltura.
Non solo, dal momento che le tasse non bastano a rallentare adeguatamente il flusso di importazione, forniscono aiuti economici alla loro agricoltura.

L’Unione Europea chiude la porta ai prodotti agricoli dell’Africa
E’ proprio di questi giorni un provvedimento dell’Unione Europea che assegna all’Italia un contributo di 1 miliardo di Euro (duemila miliardi di lire) a favore delle produzioni di olio d’oliva cotone e tabacco. Prodotti che l’l’Africa è in grado di esportare. E questa è semplicemente la quota assegnata all’Italia nell’ambito delle attuali 15 Nazioni. Non conosco il valore totale dei contributi a livello europeo.
Quindi l’UE si protegge, chiude la porta ai prodotti agricoli africani.
La morale di questo è che i cittadini europei si tassano (tirano fuori soldi dalle loro tasche) per salvare i propri agricoltori, e lasciar crepare gli africani.
Questo è protezionismo cieco ai bisogni degli altri. E’ tutto meno che liberismo economico o globalizzazione come si preferisce chiamarla. Se la globalizzazione fosse veramente praticata, al cento per cento, porterebbe grandi benefici all’Africa. Con buona pace degli anti-global

Cosa vogliamo comprare dall’Africa ?A parte le banane, il caffè, ed il cacao, che da noi non crescono e quindi dobbiamo prenderli obbligatoriamente da loro, se non compriamo prodotti agricoli, cos’altro possiamo comprare dall’Africa ? I pappagalli, i canarini, i pesciolini per l’acquario ?
Capisco che l’agricoltura è importante, anche per la salvaguardia del territorio, ma da qualche parte i sacrifici bisogna pur farli se vogliamo fare qualcosa.
Il territorio si può salvare in tanti altri modi, come già fatto per tante zone abbandonate dall’agricoltura.

3- Cosa si potrebbe fare e non si farà

Le dimensioni del problema
In Africa vivono 800 milioni di abitanti (quasi il doppio dell’Europa dei 25 Stati)
Ed è costituita da 30 milioni di chilometri quadrati (8 volte l’Europa dei 25 Stati, cento volte la superficie dell’Italia)

Un ideale per l’Europa
L’Europa di questi tempi è priva di ideali. Continua ad allargarsi ma non sa il perché. E’ impigrita e chiusa in se stessa. Questo lo dicono e lo ripetono grandi opinion-makers dalle pagine dei giornali, ed io condivido pienamente questa visione.
Un grande ideale per l’Europa potrebbe essere quello di assumersi l’onere di riscattare l’Africa dalla sua condizione attuale.
L’Africa potrebbe essere aiutata concretamente a condizione che gli abitanti dell’Unione Europea, tutti insieme (450 milioni di europei), fossero disposti a qualche sacrificio economico a favore dell’Africa
Ed è qui che casca l’asino.

Non avverrà
Questo ideale per nascere e diventare un progetto dovrebbe essere fatto proprio dai politici.
I politici però, specie nei paesi democratici dove bisogna conquistarsi il voto, non hanno voglia di chiedere alla gente di fare sacrifici per gli altri; sanno benissimo che la gente non è disponibile.
E nessun politico di professione vuole diventare antipatico agli elettori.
La gente è disponibile a fare cortei stradali, adunate oceaniche, per chiedere, non per dare.
I politici cambieranno attitudine solo se la gente cambierà la sua disponibilità a sacrificarsi per il prossimo.
Servirebbe un “messia”
Niente del genere è in vista, per ora.
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AIUTARE L’AFRICA (seconda parte)

1 - Il colonialismo
Oggi, dopo circa cinquant’anni di indipendenza delle nazioni africane, di fronte ai risultati ottenuti, io rimpiango il colonialismo.
Gli europei erano in Africa ovviamente per ragioni di interesse economico e politico. Le colonie erano un possesso e un luogo dove si misurava la supremazia delle potenze europee.
Non a caso la Prima Guerra Mondiale è scoppiata per rivalità coloniali tra l’Impero Austro-Ungarico ed il blocco Francia-Inghilterra. Sulle conseguenze della prima guerra è poi scoppiata anche la Seconda Guerra Mondiale.
Questo per dire che gli europei non erano in Africa (ed altrove) per fare della beneficenza.
Conseguenza della Seconda Guerra Mondiale è stata la perdita di potere delle nazioni europee a favore di USA e URSS.
Questa perdita di potere ha fatto perdere le colonie.

Benefici del colonialismo
La presenza in Africa delle nazioni europee, anche se da un punto di vista etico era illegittima, finiva per portare sviluppo in Africa.
Le potenze coloniali, durante il loro dominio, hanno realizzato importanti infrastrutture (Strade, ferrovie, canali di irrigazione ecc. ) tuttora esistenti ed estremamente importanti.
Le nazioni europee, restando in Africa, avrebbero svolto in qualche modo il ruolo delle api, nel senso che, anche involontariamente, avrebbero distribuito il “polline” della nostra cultura. Avrebbero trapiantato il nostro modello di sviluppo.
Inoltre la loro presenza teneva a bada le guerre tribali, che in seguito hanno sconvolto tragicamente l’Africa.
Una cosa è sicura: se fosse continuato il colonialismo l’Africa sarebbe oggi un continente estremamente più sviluppato, più occidentalizzato, di quanto lo è ora.

Trapiantare il nostro modello di sviluppo
Qualcuno non è contento che si porti in Africa il nostro modello di vita. Ok, posso capire. Ci si deve però decidere: se questo non è un bene allora lasciamo l’Africa così com’è. Smettiamola però con i piagnistei. Limitiamoci pure a fare la carità all’Africa, e l’Africa resterà sempre un mendicante.
In ogni caso resta il fatto che gli africani vorrebbero quanto mai somigliare a noi, ed a me interessa molto di più la loro opinione.

Un altro pregio del colonialismo
Nella situazione di oggi gli africani tendono ad emigrare, a spostarsi, a trapiantarsi in Europa, area già sovraffollata, ed a spopolare l’Africa.
Questo è un fenomeno irrazionale, un movimento di sbilanciamento abitativo ed etnico dannoso per tutti.
Il Colonialismo invece portava gli europei in Africa. Portava la nostra cultura sul posto agli africani, senza produrre squilibri alla distribuzione dei popoli sulla terra.
Erano i ricchi che andavano a casa dei poveri, con la possibilità di arricchirli culturalmente. Non importa se avevano il loro interesse per farlo. Oggi tendono ad essere i poveri che invadono la casa dei ricchi.
Con il rischio di guastare il nostro mondo già sovraffollato, lasciando inselvatichire l’Africa.
Si dovrebbe trovare il modo di invertire questa tendenza, con interventi che non siano più il colonialismo, ma qualcosa che potrebbe somigliare al vecchio “protezionismo”, vigilato però dagli enti supernazionali (ONU)

2 - I finanziamenti europei all’agricoltura
Oggi l’UE (Unione Europea), sotto la spinta corporativa degli addetti all’agricoltura, finanzia generosamente tutte le colture che soffrono della concorrenza del terzo mondo, chiudendo quindi il mercato, in spregio ad ogni principio di libera concorrenza.
L’UE lo può fare anche perché trova delle controparti esterne deboli, che non sono in grado di vendicarsi con rappresaglie commerciali, come può essere nei rapporti con gli USA.
Al di la di tutte le considerazioni umanitarie, che suggerirebbero di lasciare libero lo scambio dei prodotti agricoli, esistono anche considerazioni di razionalità, di interesse dei cittadini europei, che se venissero ascoltate consiglierebbero la stessa cosa.

Coltivare l’Africa invece della Valle Padana
Oggi i cittadini europei, attraverso le tasse, pagano inconsapevolmente gli agricoltori, mettendoli in grado di chiudere la porta ai prodotti del terzo mondo.
Succede che miriadi di extra-comunitari, che potrebbero trovar da vivere coltivando la loro terra, vengono invece qui, ed una parte di loro lavora per i nostri agricoltori (visto che gli europei non hanno più tanta voglia di lavorare la terra) utilizzando quindi in parte i finanziamenti europei.
Ma non sarebbe più razionale, oltre che umanitario, che:
i contribuenti non sborsassero soldi per l’agricoltura,
gli africani lavorassero la loro terra, a casa loro
e gli europei acquistassero di conseguenza prodotti agricoli africani a buon prezzo ?
Non si prenderebbero forse tre piccioni con una fava ?

3 – Utopia
Nel mio scritto primo scritto “Aiutare l’Africa” ho ipotizzato uno scenario dove i 450 milioni di europei si tassano per realizzare un programma di aiuto all’Africa.
E’ chiaro che sono stato preso da un vaneggiamento degno dei nostri memorabili “sessantottini”.
Se prendiamo in considerazione l’Italia, (ma il discorso vale ampiamente anche per gli altri Paesi) è impensabile che un Paese al quale mancano il senso di responsabilità ed il coraggio civile per realizzare una riforma delle pensioni a favore dei suoi figli e nipoti, questo Paese dico, possa accettare di accollarsi una quota di sacrificio per aiutare l’Africa.

Franco Valsecchi
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Lettera a FRANCO
Caro Franco,

I problemi enormi dell'Africa.
Ecco un argomento che non mi coglie impreparata.
Da anni Rovereto è sede di numerose inziative in favore di missionari trentini in Africa e di medici missionari laici.
Ti presento l'Associazione Amici della busta, fondata a Rovereto più di 25 anni fa dall'On. Giuseppe Veronesi e che raccoglie ogni fine mese le "buste", appunto, anonime o no con le offerte destinate ad aiutare i missionari roveretani o trentini disseminati in tutto il mondo. Il bilancio annuo dell'Associazione è di tutto rispetto e l'aiuto suddiviso secondo le volontà di chi offre e secondo le necessità dei singoli missionari.
L'On Veronesi, ora deceduto, aveva un fratello missionario trucidato anni fa con i poveri della sua missione. Nata alcuni anni fa e quasi esclusivamente per aiutare il lavoro e le numerose iniziative dell'amico dott. Carlo Spagnolli nello Zimbabwe, è l'Associazione Amici Senatore Spagnolli.
Il Sen. Spagnolli fu uno dei pochi politici roveretani dello stampo di de Gasperi e Carlo è uno dei suoi figli, è sposato con Angelina, una donna di colore che lo segue con coraggio e ha tre figli.
Lavora in Africa da 25 anni e nello Zimbabwe lotta contro il flagello dell'AIDS riuscendo a realizzare negli ultimi anni un ospedale, il Guidotti, una scuola infermiere, il Villaggio S.Marcellino per bambini abbandonati, per lo più orfani, malati di Aids e spesso ciechi, ultima realizzazione un centro per accogliere studiosi e medici, per ora dell'Università di Catania, che andranno a studiare i metodi lì applicati per la cura e prevenzione dell'Aids.
L'Associazione, di cui trovi l'indirizzo in testa alla e.mail, ha la collaborazione anche dalla Fondazione don Gnocchi, dall'Associazione Rita Levi Montalcini, dalla Croce Rossa della Val di Fassa, dall'Antonianum di Bologna (quello dello Zecchino d'oro, per intenderci), dal Rotary di Rovereto, da volontari che raccolgono medicinali, viveri ed indumenti, atrezzature mediche, con uno degli ultimi container è stata spedita anche una auto-ambulanza.
Ogni anno partono da Rovereto o dalla Val di Fassa 4-5 containers, per partire partono, che arrivino e arrivino integri è un'altra faccenda perchè negli ultimi anni la situazione è precipitata e la fame fa diventare violenti anche i più miti.
Le farms, che erano il vanto del paese fino a qualche anno fà, sono state abbandonate dai farmer bianchi perchè in teoria destinate dal dittatore di turno ai suoi veterani.
Il risultato è che un paese potenzialmente molto ricco è ora al collasso economico e sanitario.

Ti mando una delle ultime lettere di Carlo ma ti manderò altro materiale informativo sulla situazione del paese.
Un bacio affettuoso anche a Renata da noi tutti.

Stefania
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Carissimi tutti,
vi sono molto vicino in spirito per la vostra Assemblea dei Soci di stasera,in cui avrete la gioia e la fortuna di ascoltare la testimonianza diprima mano di Suor Giovanna.
La foto che vi unisco e' al tempo stesso segno di tragedia e di speranza: Nonna Febbie infatti fa da Mamma a baby Batsirai,sette mesi di vita e gia' orfano di Madre e Padre a causa dell'AIDS:un rapporto di tenerezza e fiducia,necessitato dagli eventi, che quaggiu' e' sempre piu' frequente.
Noi tutti siamo in prima linea nella lotta contro l'AIDS,col nostro Programma di Terapia e Profilassi e con l'invio di aiuti alimentari e sanitari via containers o comperati in loco.
Di questi aiuti beneficiano anche queste due Creature di Dio che hanno trovato al Guidotti un'isola di speranza e di serenita' in un mare di tragedie.
A nome di tutti i nostri Malati e di tutti i nostri Orfani vi assicuro del ricordo nella preghiera per voi e per i vostri Cari,e tutti insieme vi incoraggiamo a perseguire la retta via della Solidarieta',per quanto accidentata e spinosa,nei confronti dei poveri tra i piu' poveri del nostro tempo: gli Ammalati e i Superstiti dell'AIDS... un abbraccio a tutti,buona serata e tanta gioia a voi e alle vostra famiglie!

vostro Carlo con Angelina, Francesco, Giovanni ed Elisa
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NOTA DEL 5 OTTOBRE 2005
Se gli europei volessero concretamente aiutare l'Africa (ma sono ancora lontani da questo umore) avrebbero oggi un grosso problema: a chi consegnare gli aiuti ?
La classe dirigente africana, politica e burocratica, è assolutamente inaffidabile, oltre che incapace.
Persone esterne sarebbero tacciate di essere degli usurpatori neo-colonialisti, da parte dei detentori attuali del potere.
Avrebbero vita molto difficile, a meno di non ungere adeguatamente le ruote a chi di dovere.
E' un dilemma.
Però, al momento è solo un dilemma a livello potenziale in quanto gli europei sono disponibili solo a fare un poco di carità.
Daltronde è più gratificante fare la carità piuttosto che pagare una tassa sull'Africa.
Ci si sente più buoni.
Franco Valsecchi
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Qualche giorno fà la TV mi ha mostrato una delle tante scene di drammatica miseria africana.
Questa volta si parlava di Etiopia.
Con il passare degli anni, inesorabilmente, le scene diventano sempre più tragiche.
Non c'è speranza di recupero, come del resto era più che prevedibile.
Noi facciamo la carità all'Africa.
Con la carità i miseri diventano sempre più miseri.
E' gente a piedi mentre noi stiamo seduti su "un treno dello sviluppo", a discutere e dibattere su chi tra noi abbia preso il treno migliore.
Usando un paragone diverso, nel caso dell'Etiopia, è come vedere qualcuno che annega e non saper/poter fare alcunché per salvarlo, ricordando, a maggior scorno, che quel tale qualche tempo fa stava sulla barca con noi, e non siamo stati noi a scaricarlo.

Queste scene africane mi riempiono di angoscia.
Angoscia e rammarico per quello che poteva essere e non è stato.
In particolare per l'Etiopia, c'è un passato italiano che anche gli etiopi di una certa età rimpiangono.
Lo dico perchè conosco un gruppo di volontariato in Vallarsa (dove ho la casa) che aiuta da diversi anni un villaggio etiope.
Il gruppo si chiama "Il Tucul", fatto di gente che tutti gli anni va per qualche mese a fare dei lavori nella zona.
Lavori consistenti nella costruzione di pozzi, strade, elettrodotti, ecc.
Da loro sento queste testimonianze di simpatia verso l'Italia di allora (1936-1940) per quello che ha fatto, e che è stato poi distrutto.
Il mio non è un discorso di nostalgia per le glorie del passato italiano.
No. E' un discorso di rabbia per l'aver dovuto abbandonare al disastro questa gente.
Ed anche per il dover continuare a sentire discorsi demagogici dai filosofi/ideologi di moda nella nostra epoca, che pontificano e dissertano sui mali del colonialismo.
Sono perfettemente conscio di fare discorsi che non sono "politically correct" ma dato che non appartengo alla politica o all'editoria godo della libertà di esprimere la mia verità.

La verità è che per molti Paesi africani il colonialismo rappresentava una via allo sviluppo.
L'indipendenza sarebbe arrivata più tardi in condizioni più mature, più vicine alle nostre.
La seconda guerra mondiale ha rovinato tutto riducendo gli Stati europei (colonialisti) a potenze di serie B o anche peggio, a favore di USA e URSS.
L'Africa è stata abbandonata prematuramente a se stessa, in balia anche della guerra fredda.
Il colpo di grazia l'ha poi dato l'infiltrazione dell'ideologia marxista in Africa. Il marxismo africano è stato una miscela tragica.

Oggi il potere di sollevare l'Africa dalla sua condizione l'avrebbero solo le grandi compagnie multinazionali, detentrici del know-how adeguato in tutti i campi. Multinazionali che andrebbero foraggiate con finanziamenti dalla comunità delle nazioni.
Ma chi osasse proporre cose del genere verrebbe impallinato dai sapienti, quelli che hanno la patente di saggi,
guadagnata ovviamente rispettando i criteri del "politically correct", cioè di quello che deve essere "il pensiero giusto".

A me rimane l'impressione di essere prigioniero della "camicia di forza" del benessere che pervade l'universo nel quale sono immerso.
Mi rimane una grande angoscia per il non saper/poter fare niente di utile per questa marea di umanità che stà andando in rovina.
Invidio quelli che piantano tutto e partono per l'Africa, anche se la loro generosità non potrà fare un gran che.
Franco
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Carissimi tutti,
certo sfida ogni logica e buonsenso l'invito delle Nazioni Unite al Nostro a parlare della Fame nel Mondo a Roma per l'Assemblea della FAO mentre fa morire di malnutrizione e di fame il suo popolo pur di restare al potere.
Sfida anche il senso comune della decenza:


Perche' non aver allora invitato il Fuhrer ad una Conferenza sui Diritti Umani e Religiosi?
Tanto piu' che in questo modo gli si da' ancora una volra l'occasione per propagare le sue menzogne sulla cosiddetta riforma agraria,non certo fallita per causa della siccita' come leggete nell'ultimo articolo,che rispecchia la realta' sul campo.
Dato che qualunque altro Capo di Stato africano poteva venire invitato al suo posto,e' evidente che anche nella FAO ci sono le sue Quinte Colonne.
Tanto piu' vergognoso quando ci sono migliaia di persone quaggiu' che sono costrette a sopravvivere con radici e tuberi selvatici, non come esseri umani ma come cinghiali!
Tutto cio' ripropone seriamente il problema della effettiva rappresentativita' ed efficienza di queste pompose Istituzioni Sovranazionali,che easuriscono l'80% del loro bilancio in salari e privilegi di ogni genere per il loro Staff

From The Daily Telegraph (UK), 17 October
Mugabe to speak at hunger debate as he defies EU travel ban again

By David Blair in Johannesburg and Hilary Clarke in Rome

President Robert Mugabe flew to Rome in defiance of a European Union travel ban after the United Nations caused outrage by inviting him to address a conference on world hunger today. Zimbabwe, once the bread basket of southern Africa and a major exporter of food, now depends on western aid to avoid starvation. Four million Zimbabweans, a third of the population, need supplies from the World Food Programme. Critics of the Harare regime are appalled that the UN's Food and Agricultural Organisation (FAO), whose mission statement is "helping to build a world without hunger", invited Mr Mugabe to address a conference in Rome marking its 60th anniversary. Tony Hall, the US ambassador to the UN food organisations in Rome, said: "My government is excited about the FAO event which is organised to remind people about hunger. However my feeling is we shouldn't be inviting someone who has absolutely turned his back on the poor in his own country. He has made a mockery about the hungry and everyone should be upset about this." Mr Hall said that since 2002 the US had donated almost $300 million [£169 million] in food aid to Zimbabwe. He visited the country when the regime was engaged in bulldozing large areas of the poorest black townships. This campaign, personally ordered by Mr Mugabe, destroyed the homes or livelihoods of 700,000 people and harmed another 2.4 million, according to a UN report.

A spokesman for the Foreign Office said: "Going to Rome to celebrate World Food Day whilst millions of ordinary Zimbabweans face food shortages as a direct result of his flawed policies simply emphasise Mugabe's skewed sense of priorities." Zimbabwe's transformation from self-sufficiency to dependency coincided with Mr Mugabe's seizure of white-owned farms. He blames food shortages on drought. But critics say hunger is the direct and predictable result of his policies. Tendai Biti, from the leadership of Zimbabwe's opposition Movement for Democratic Change, also criticised the UN invitation. "It's a tragedy," he said. "Inviting Mugabe sends exactly the wrong signal. He has completely destroyed the economic and agricultural fabric of this country. The UN shouldn't play ping-pong with the suffering of the Zimbabwean people." An FAO spokesman said that as a member "in good standing" with the agency Mr Mugabe was invited to attend. "The UN does things sometimes," said Mr Hall. "They roll over backwards to try to be fair but someone like this really makes a mockery of what we are about."

Mugabe, a Roman Catholic, last travelled to Rome for Pope John Paul II's funeral when he embarrassed the Prince of Wales, reaching across to shake the royal hand during the service. Mr Mugabe accepted the FAO's invitation on Friday and will speak at the organisation's headquarters. He seizes any opportunity to visit the western world and defy a travel ban imposed on him by the EU. This measure, introduced in 2002, supposedly prevents Mr Mugabe and 94 other members of his regime from visiting any member state. A similar ban is in force in America. Yet Mr Mugabe repeatedly exploits a significant loophole. The travel ban does not apply to UN functions because these are held to be above the jurisdiction of any individual state. So Mr Mugabe has frequently visited New York to address UN summits. He uses these occasions to denounce his western critics and blame them for Zimbabwe's food shortage. In June, Zimbabwe's state press blamed Britain for Africa's dry weather and claimed that Tony Blair was using "chemical weapons" to cause droughts and famines across the continent. Today he can be expected to seize the opportunity to make another attack on the Prime Minister and the "western imperialists" who are, apparently, obsessed with overthrowing his bankrupt regime.

From Reuters, 17 October
Gangs raid, rob farms in hungry Zimbabwe

Harare - Gangs of township thieves, armed with spears, clubs and axes, have been robbing two farms near Harare of potatoes for months as Zimbabwe struggles with hunger and a crumbling economy. The thieves, moving in bands of between 60 and 80 people, have conducted night raids of the farms over the last three months, dividing themselves into groups to attack security guards and their dogs and to dig up the potatoes, Zimbabwe's state-controlled Herald newspaper reported on Monday. The daily quoted a police spokesman as saying the latest raid took place on Saturday. Farm guards were injured and five dogs killed during the robberies by gangs armed with spears, knives, metal rods, axes and knobkerries. Police were not immediately available for comment. But the Herald said police have deployed plainclothes officers into the farms, which in one raid lost 1,000 bags of potatoes and have suffered losses estimated at Z$1 billion. Police had urged people not to disturb Zimbabwe's key farming sector, whose recovery is crucial to tackling a severe economic crisis government critics blame on President Robert Mugabe's controversial policies. Critics say Mugabe's seizures of white-owned farms and their redistribution to poorly capitalised black farmers have badly undermined the mainstay agricultural sector, with output falling by over 60 percent over the last five years. At least 4 million Zimbabweans have been surviving on food aid for the last three years, but Mugabe says the food shortages and general economic decline are mainly due to drought and financial aid sanctions imposed on him by Western powers seeking his overthrow.

Comment from Cape Times (SA), 17 October
Mbeki's absence from Commonwealth summit could well be a wrong move

By Peter Fabricius

President Thabo Mbeki apparently intends to snub the Commonwealth by not attending its heads of government summit in Malta next month. He is sending his new deputy in his place. He still seems to be in a high sulk over his defeats at the last summit in Abuja two years ago. Zimbabwe had been suspended from the Commonwealth after it deemed President Robert Mugabe had cheated his victory in presidential elections in March 2002. Mbeki believed that the suspension was only for a year and that Zimbabwe should be re-admitted to the club at Abuja. He fought a running battle with then Commonwealth chairman John Howard, the Australian prime minister, and Commonwealth secretary-general Don McKinnon in the run-up to Abuja. But he lost. The Commonwealth leaders remained adamant that Mugabe had done nothing to deserve re-admission and Zimbabwe pulled out of the club in a huff when it realised it would remain suspended. To add insult to Mbeki's injury, the Sri Lankan foreign minister Lakshman Kadirgamar, whom Mbeki had put up to oust McKinnon from the top executive post, was resoundingly defeated in the summit elections for that post.

What made it all worse for Mbeki is that he apparently misjudged the racial dynamics of the Commonwealth. Most of its members are "black" and the anti-Mugabe sentiment mostly emanated from the few "white" members. So Mbeki seemed to think the voting on both issues would go with race. But it didn't. In the Pacific and Caribbean, where most Commonwealth members inhabit specks in the ocean, the argument was not persuasive. Even in Africa, it didn't play quite as expected. The summit host, Nigerian President Olusegun Obasanjo, in particular, didn't play ball, not least because he did not want Zimbabwe to spoil his summit. The unfortunate Kadirgamar, who was apparently very resentful that he had been persuaded to stand for the secretary-generalship on grounds of exaggerated support, was incidentally assassinated, apparently by Tamil Tigers, in his capital Colombo earlier this year. Mbeki went on his worst internet rant ever after Abuja, coming within a whisker of supporting Mugabe's land grab and accusing the British of opposing Mugabe only because he had kicked their "kith and kin" off their land.

Commonwealth officials have pointed out that it is quite unusual for a head of government not to attend a summit. These are supposed to be quite intimate affairs where the leaders go off on a weekend retreat to solve the problems of the world in frank and confidential conversation. Mbeki's absence will surely be interpreted in many quarters as undue support for Mugabe - and that will act as an antidote to the good local and international publicity he has gained by trying to impose some economic and political discipline on him, as a condition for receiving a bail-out loan from South Africa. This was a good move. But Mbeki pins way too much hope on such quiet, behind-the-scenes diplomacy. There are no signs that Mugabe will accept such a conditional loan. Yet Mbeki's strategy seems to be that everyone must stand back while he personally tries to reason with the man. That's a big gamble. There may be some use for the "good cop" in dealing with Mugabe, but there is also clearly a place for the "bad cop". And by boycotting the Commonwealth, Mbeki is surely going a little too far to convince Mugabe that he is the good cop. Incidentally, you could make a case for missing the summit because the Commonwealth is an irrelevant anachronism. But not if you fought tooth and nail two years ago to get Mugabe re-admitted to it.

From ZWNEWS, 17 October
The drought red-herring

Which played a more important role in Zimbabwe's economic collapse, the damage to property rights or the drought? The Zimbabwe government continuously blames poor rainfall for the food shortages – especially the drought of 2001/2002. International agencies – the UN in particular – have also publicly supported this argument. The reasons for this are obvious: a much better case for aid can be made if a country is seen as being down on its luck, and in an economic tailspin due to factors outside its control. But how much of the dramatic cut in agricultural production can be blamed on the weather? And how much due to the abandonment of property rights as fast-track land reform has been imposed since 2000.

Craig Richardson, Associate Professor of Economics at Salem College in North Carolina addresses this question in a recent paper: The Loss of Property Rights and the Collapse of Zimbabwe. Using the Zimbabwe government’s own rainfall and crop data, he analyses agricultural output and weather conditions over the last five years, especially the glaring anomaly three years ago that output was falling despite the country’s irrigation dams being full. "There is no doubt that the 2001–02 drought caused devastation for communal farmers. However, to put primary blame on the drought for the sudden drop in overall agricultural production, as the IMF, USDA, and UN do, misses a key point. Zimbabwe differs significantly from other African countries that suffered through the same drought. The reason is that it possessed large dams and well-engineered irrigation systems for its commercial farming regions. Because of the early and large amount of rainfall in late 2001, dams throughout Zimbabwe were reported as full, with enough water to last through the next rainy season." Richardson the describes in detail why this abundance of water was not used to good effect in producing cash crops and food. He concludes that land reforms were the primary driver of Zimbabwe’s sudden collapse, not the lack of rainfall, and that the collapse of Zimbabwe has been a dramatic natural experiment that serves as a compelling case study on the economic consequences of damaging property rights.

From ZWNEWS: If you would like to read Richardson’s analysis, please let us know. It will be sent as a Word attachment, approximately four times the size of the average ZWNEWS.
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Carissima Stefania,
il testo che mi hai inviato purtroppo conferma tragicamente quello che è il mio pensiero.
Fà un'immensa tristezza leggere queste notizie.
E' stata una sciagura scacciare gli europei dall'Africa, non importa a quale titolo fossero presenti.
Ma è come parlare ai sordi.
Oggi, realisticamente, si dovrebbe studiare un modo per far tornare gli europei in Africa, ma non si sa a chi rivolgere questo appello.
Il Sudafrica, unica nazione dove sono rimasti gli europei, e hanno fondato uno Stato indipendente, è anche l'unica nazione africana con un livello di sviluppo paragonabile alle nazioni occidentali. In buona sostanza è una potenza africana.
La speranza potrebbe essere che il Sudafrica si impadronisse del resto dell'Africa, con le buone o con le cattive.
Se non sbaglio i governanti africani, consci dei rapporti di forza, temono il Sudafrica.

Per loro l'unica cosa importante è quella di mantenere il potere, non importa a quale prezzo per il popolo. E sono sicuro che se il Sudafrica tentasse azioni di forza si troverebbe contro anche tutto l'occidente, con risibili ragionamenti umanitari.
Come se l'indipendenza fosse più importante della sopravvivenza.

Grazie per lo scritto, che distribuisco a tutti gli amici.

Affettuosi saluti a te e Piero
da Franco